giovedì 4 gennaio 2007

ARTICOLI IN ITALIANO / IMPARARE LINGUA IGBO

(Articoli in italiano)

Una lettera aperta ai leader africani....

Cari Leader africani,
Siete i benvenuti in Italia ancora una volta per il summit di G8, dove siete stati invitati a partecipare, non perché le vostre voci sono necessarie ma semplicemente perché loro devono calmare le anime di molti occidentali che ultimamente prendono al cuore i problemi dei vostri concittadini, ai quali non fatte altro che scavare delle fosse comuni. Siete stati chiamati perché anche questa volta bisogna far vedere che hanno un grande cuore e perciò devono rinnovare le mille promesse a voi già fatte nelle altre edizioni, e chissà potrebbero farvi delle piccole collette, qualche briciolo, visto che siete diventati specialisti quando si tratta di elemosinare.
Sì, vi diranno che dovete garantire i diritti civili ai vostri concittadini, a non combattere guerre tra di voi, a combattere la corruzione, ma sono sicuro che non vi diranno di non portare i nostri soldi rubati nelle loro banche, nei loro paesi. Comunque sono dei buoni consigli che ci umiliano da cittadini africani, ma che apprezziamo molto, visto che i nostri cari presidenti non sanno ancora tali semplici cose. Dopodiché si faranno delle foto di gruppo che rappresentano il massimo obiettivo per alcuni di voi, perché a dire il vero se dovessero darvi tutti i soldi del mondo non sapreste nemmeno cosa farne, andrebbero ugualmente a finire nelle banche svizzere. Dio e la madre natura ci ha dato tutte le risorse immaginabili ma siamo ugualmente più poveri del ratto della chiesa.
Infatti, durante il vostro soggiorno, voi percorrerete delle belle strade senza buche, avrete la acqua potabile sempre scorrere i vostri rubinetti, avrete la corrente elettrica 24 ore al giorno e forse nessuno morirà di fame. Sembra che non sapete ancora, ma queste cose sono possibili grazie sopratutto alle risorse che vengono dalla nostra terra, Africa: petrolio, gas, diamante, oro ecc. E i nostri concittadini? Stanno morendo di fame, di malattie banali, di sete e le loro strade, lì dove ci sono, oramai sono diventati impraticabili. Molti bambini muoiono prima ancora di cominciare a vivere.
Cari Presidenti, io penso che già ci sono abbastanza risorse in Africa per far funzionare il nostro continente e forse meglio di qualunque altro, ma solo se poteste cominciare oggi a cambiare e a rendervi conto che gli africani sono stanchi di perdere ogni secondo i loro cari, di essere umiliati e a scappare dalla loro terra, maggiormente per colpa vostra.

Blessing Sunday Osuchukwu

Una lettera aperta al Papa......

Caro Santo Padre,
“......Non preoccuparti, figliolo. Dio ti proteggerà e ti aiuterà sempre a superare eventuali momenti difficili. Devi cercare sempre di comportarti bene e rispettare tutti e le regole per non rovinare il nome della nostra umile famiglia. Ricordati di studiare molto, di andare in chiesa e pregare spesso e non devi avere mai paura per niente, anche perché là ci vive il Santo Padre e lui non permetterà mai che ti trattano male.....” Quelle erano alcune parole della nostra Mamma – la prima moglie di mio padre e la guida spirituale della mia famiglia – mentre ero inginocchiato davanti a tutta la famiglia, tutti in lacrime, per ricevere la benedizione a base di cattolicesimo, prima della mia partenza per l'Italia. Indubbiamente, quelle parole mi aiutarono molto nei miei primi anni in Italia e la voce del Papa che spesso scavalcava le mura vaticane in favore di tutti gli oppressi, i poveri e gli immigrati mi confortava moltissimo. Anche io ho pianto tantissimo da uno che aveva perso il proprio padre alla morte di quel Papa e mi rimanerà sempre nel cuore.
Ultimamente, in questo paese è diventato ancora più difficile vivere da straniero e peggio ancora da africano, insomma con la pelle scura. Ho sentito molti politici che andavano nelle piazze per predicare l'odio, per promuovere l'intolleranza fra i vari popoli e varie culture, ho sentito anche donne che in nome della politica dicevano che “gli africani andavano presi a calci nel sedere e rispediti nelle loro capanne”. Ho sentito e continuo a sentire alcune persone ritenute rispettabili nella nostra società che continuano a fare riferimento al nome “Africa” solo quando devono umiliarci, insultarci, accusarci ingiustamente, e il termine “africano” è diventato un sinonimo di una cosa, o persona quando vogliono essere gentili, orribile. Evidentemente il termine “extracomunitario” non basta più dal momento in cui alcuni di loro si sono sforzati di capire che anche gli americani e i giapponesi sono degli extracomunitari. Insomma, stanno cercando di cancellarci dalla razza umana e non credo che ci riteneranno appartenente alla razza animale anche perché molti di loro hanno degli animali che vogliono molto bene, e perciò sarebbe insopportabile equipararci a loro. Ho visto molte persone come me preoccuparsi di più come verranno accolte sui mezzi pubblici che le tante bocche che hanno il compito non facile da sfamare sia qui che in Africa. Ho visto molti africani che hanno cominciato a pentirsi non per aver scapato dalla miseria, ma per essersi trovato in questo paese, ed è davvero brutto.
Ora sembra regnare pace dappertutto perché gli affamati, orribili, sporchi, puzzolenti ed indesiderabili africani, o meglio negri, vengono finalmente respinti a priori, e molti stanno saltando di gioia, e sicuramente qualcuno anche di nascosto. Penso che sarebbe davvero inutile per me parlare dell'aspetto socio-politico che tale drastica misura avrà in Africa, ma se mi permette, vorrei soffermarmi solo alla sua conseguenza religiosa. Onestamente, quello che mi ha turbato di più non è proprio per il decreto e il suo effetto, ma perché viene dettato dalle persone che nello stesso momento rivendicavano le radici cristiane dell'Europa. Le stesse persone che orgogliosamente dicono ogni giorno di rappresentare e di interpretare i voti di molti cattolici di questo paese, ed ecco nascere la domanda spontanea: questo atto di respingimento fa parte per caso della dottrina cristiana, o lo è diventato ultimamente? I cristiani non sono quelli che dovrebbero essere solidali verso tutti e magari condividere sia il dolore che la felicità, sopratutto con i meno fortunati?
Santo Padre, dicono che le chiese africane sono sempre piene di persone ed è vero. Perché la fede è diventata ormai l'unica speranza per milioni di persone per ottenere quelle cose che non sono riuscite ad ottenere dal nostro mondo meschino: il cibo, l'acqua e le medicinali. Sì, molti chiedono solo questo da quello che ci sarà dopo la morte, infatti non chiedono per il paradiso che sarebbe sicuramente un lusso per loro. E' sarebbe davvero cattivo ed inaccettabile permettere a qualcuno di rovinare questa ultima speranza, la fede, che tiene in vita centinai di milioni di persone. Perché per convincere i nostri padri e nonni ad abbandonare l'animismo, il totemismo, l'ateismo ecc, li avevano convinti che il cristianesimo era meglio, sicuramente contrario a questo sentimento di intolleranza, di respingimento! Penso che sarebbe come commettere un genocidio di un'intera razza permettere a qualcuno di “rivelare” a loro che dopotutto sono stati semplicemente fregati delle loro credenze.
Le auguro un sereno e un lungo pontificato.

Blessing Sunday Osuchukwu

Ma quale spirito olimpico.....

Erano le 8 di sera dell'8-8-2008 in Cina quando per l'ennesima volta la bandiera raffigurando i cinque cerchi (colori), legati tra di loro, sul fondo bianco è stata appesa in aria. Sfilarono circa 204 nazioni che raggruppano e rappresentano i numerosissimi popoli dell'universo con le loro bandiere, costumi tradizionali ma soprattutto per firmare le loro presenze. E dopo un'eccezionale cerimonia senza precedente, la fiamma olimpica è stata accesa per mandare o rinnovare un certo messaggio a tutta l'umanità: convivere insieme in pace. Certamente questa magia non ha mai funzionato, rimanendo solo un sogno, ma quella speranza o la semplice impressione che trasmette alle persone per bene e ai più deboli è sempre rimasto emblematico. Io ho quasi creduto in questa favola vedendo quel giorno i più forti della terra sedersi assieme ai più deboli, ascoltando i vari discorsi e cercando di interpretare lo slogan cinese di questa volta: “Un mondo, un sogno”.
Sono consapevole che gli organizzatori avranno fatto delle enormi sacrifici per cercare di convincere le persone come me questa volta; avranno lavorato tanto per calmare dei conflitti o meglio per toglierne le telecamere, per evitare delle manifestazioni di proteste, per dare una specie di speranza ai tibetani, per vietare i ristoranti di Beijing di servire la carne di cani nei ristoranti, per far dimenticare almeno per un po' le tragedie di Darfur, ecc. Ma purtroppo, i tiranni della terra così assettati di potere, e qualcuno anche di sangue, non potevano aspettare nemmeno per due settimane prima che si spegnesse quella fiamma olimpica prima di colpire, non si fermano a niente quando ci sono le loro interessi in mezzo, anche quando a pagare il costo sono le vite innocenti.
Beh, devo dire che anche questa volta mi hanno fregato con quei numerosi morti in Giorgia, solo un giorno o due dopo l'accensione della fiamma olimpica. Per me rimane una bella presa per i fondelli!

Blessing Sunday Osuchukwu


Una lettera aperta al Ministro dello spettacolo e al Sig. Giobbe Covatta

Basta con questa bassa cultura!


Io mi ritengo una persona modestamente spiritosa, buffa per qualcuno e addirittura comica per qualcun altro. Conseguentemente, accetto tranquillamente quasi tutto ciò che può passare sotto la forma comica per far ridere a qualcuno o per divertire la gente, finché rispetta la dignità umana. Uno come me, che proviene da un'area dove la libertà di parola è tutt'oggi metaforicamente utilizzata, non può che apprezzare una democrazia più applicata che regna in questo paese, ch'è l'Italia. La ricerca di libertà è una delle principali ragioni che spingono molte persone ad abbandonare le proprie patrie ed è uno dei motivi per il quale molti immigrati non si sentono più di tornare nella loro terra d'origine. Quindi, è un bene molto prezioso per tutti noi e guai a chi celo tocca!
Ma questa libertà di parola, in una società civile, può essere utilizzata maleducatamente e continuamente per insultare, molestare, degradare, deprezzare e segregare una parte di essa, per la sua natura? E' possibile che essere africano, o meglio nero, continui ad essere un oggetto di caricatura per qualsiasi idiota che vuole salire su un fottuto palcoscenico per far ridere a qualche imbecille? E può la televisione, privata o pubblica che sia, continui ad essere un mezzo per divulgare questa cultura odiosa di basso contenuto? Ultimamente, ho osservato da vicino altri paesi europei e mi risulta che Italia sia ancora l'unico paese occidentale dove chiunque, sotto il veste di comico e non, può andare stupidamente in qualsiasi programma tv e in qualsiasi orario, per divertire il suo pubblico con il termine “negro”. Infatti, basterebbe menzionare solo il termine “negro” per avere la risata lungamente attesa e un applauso euforico del pubblico, sufficiente per coronare il successo del nullafacente del turno, e giustificare il robusto ingaggio, magari dai fondi pubblici di cui i cosiddetti “negri” sono contribuenti. Per il pubblico italiano, almeno quello televisivo, teatrale e cinematografico, il termine “negro” rimane tutt'oggi un sinonimo di idiozia, di stupidità, di imbecillità, di sporcizia, di falsità, di una cosa praticamente orribile, tale da suscitare una risata spontaneo ogni volta che viene detto. Ed è così, purtroppo, che questo pubblico vede o immagina la persona o gruppo di persone a cui quel termine è gratuitamente rivolto senza che qualcuno dica niente. Io non la voglio prendere con quei film storici di settanta anni fa che continuano a passare sulle nostre canali tv, ma me la prendo con chi s'è divertito e crede di aver divertito anche il suo pubblico qualche giorno fa, il 05-10-2007, utilizzando quel termine dall'inizio alla fine del suo intervento nel programma televisivo “Zelig”, di cui sono un “tesserato”, in modo piuttosto sgradevole e disgustoso.
Qualche tempo fa, io e una mia amica italiana, abbiamo deciso di passare la serata al cinema e tra tanti film in quel multi-sale, abbiamo scelto un film italiano di cui protagonisti sono i giovani, eravamo felici di essere patriotici e di promuovere il lavoro e gli artisti italiani. Ebbene, la battuta più divertente in quel film sembrava quando la protagonista ha usato il termine “deprimente e deprezzante” per definire l'idea di una ragazza bianca italiana di mettersi con un nero. Tutti gli occhi erano rivolti a noi e vi assicuro che non erano per niente in segno di solidarietà, visto le risate che seguirono.
Beh, il protagonista di quel programma di “Zelig” era il Sig. Giobbe Covatta, il famoso amico dell'Africa, che dopo la sua esibizione è stato addirittura richiamato dal conduttore. Era pure diventato l'uomo simbolo dell'iniziativa Italia-Africa. Chi avrebbe mai detto che uno come lui potesse offendere la dignità degli africani? Sarà difficile crederlo, visto che passano spesso gli spot di lui con i più miserabili bambini nei villaggi più disgraziati del continente africano. Tocca dire però che ci sono molte persone che usano il nome d'Africa per il raggiungimento delle loro ambizioni personali. E dopo quel giorno, ho tanto dubbio circa i rapporti tra Sig. Giobbe Covatta e l'Africa che spesso dice di amare.
Sono sicuro che quei bambini accetterebbero di perire con dignità se potessero sapere che l'eventuale pagnotta che ricevono dal Sig. Giobbe Covatta è sputato sopra, frutto dell'abilità di quella persona di salire sul palcoscenico per dire al pubblico che la loro razza è peggio di quella animale.
Un bambino africano morente preferirebbe di non essere salvato se venisse a sapere che chi lo salva è uno che classifica quelli come lui degli esseri spregevoli, sdegni di una convivenza civile.
Noi non siamo la Croce Rossa che può ingiustamente subire per tutta l'eternità. Credo che sia giunto l'ora di mettere la parola fine a questa scemenza, se l'Italia vuole rimanere la grande nazione che tutti noi auguriamo. Tocca sapere che ci sono tantissime persone che vengono ferite quotidianamente da queste persone senza scrupoli e l'istituzione deve intervenire, ora. Agli africani e a tutte le persone di buona volontà, dico che nessuno farà questa battaglia se non noi stessi. Italia è più che matura per rispettare la sensibilità di tutti i suoi cittadini, comunque siano le razze, utilizzando dei termini socialmente e politicamente corretti.


Blessing Sunday Osuchukwu


Meglio tardi che mai!

“Non ci interessa, perché non ci sono i nostri cittadini residenti in Italia.” Questa è stata la risposta che abbiamo sempre ricevuto dall'ambasciata del Sud Africa per ben due volte che la nostra associazione, ACOPS, chiedeva per il loro intervento in un convegno e manifestazione organizzata a favore di Africa o immigrati africani in Italia. Credo che qualsiasi cittadino africano, con buone intenzioni per il bene dell'intero continente o una parte di esso, deve sentirsi incoraggiato, appoggiato e sostenuto da qualsiasi paese africano, indipendentemente dalle origini. E nessun paese africano deve sentirsi né superiore né inferiore nei confronti degli altri paesi africani.
I nostri antenati morirono nella speranza di vedere un'Africa unita e migliore, mentre noi osserviamo con assoluta impotenza i nostri genitori e nonni marcire e perire con gli stessi irraggiungibili sogni. Ma ho la sensazione che i nostri nipoti non ci perdoneranno mai se dovessimo fallire anche noi, rendendo il loro futuro ancora più disastroso e senza speranza. E sono sicuro che ci odieranno per non aver provato abbastanza a rendere più vivibile il nostro amato continente, l'Africa.
Ho appreso la notizia del nuovo movimento del Diaspora Africano, promosso dall'unione africana, con enorme soddisfazione, riservando comunque l'inevitabile scetticismo che sorge spontaneo. Esiste per gli incurabili ed interminabili conflitti e muri invisibili che esistono tra l'Africa francofone e l'Africa anglosassone, tra l'Africa del nord e l'Africa sub-sahariana, ecc.
Sono contento perché finalmente qualcuno ha capito che le mani ed i cervelli africani dispersi nel mondo potrebbero, anzi sicuramente sono una ricchezza che, se valorizzata e utilizzata bene, sarà indispensabile per lo sviluppo, sia economico sia tecnologico del nostro continente.
Quelli di voi che sono stati scelti per rappresentarci devono rendersi conto della grande responsabilità di cui sono soggetti. Noi immigrati africani in Italia, potremo non essere primi ma non siamo manco secondi a nessun altro paese. Sì, molti hanno l'handicap di dimostrare ciò che valgono, nonostante i loro ricchissimi curriculum. Ma questo non vuol dire che non abbiamo abbastanza stoffa da offrire per il bene della nostra Africa. Perciò prego a tutti voi di cercare di dare il vostro massimo, dimenticate le vostre differenze per essere un esempio a coloro che disperatamente ci vedono come i loro salvatori, da laggiù.
Spero che non sia la solita minestra riscaldata, dove i più miserabili di noi saranno ancora una volta beffati con delle belle speranze che poi si trasformeranno in interminabili discussioni ed incomprensioni tra persone e popoli.
Auguri a tutti voi e viva l'Africa!

Blessing Sunday Osuchukwu


La mia rabbia con il cielo

Puntualmente, ancora una volta, è arrivato il Natale e siamo tutti felici di essere stati fortunati di aver sopravvissuto per un altro anno, ma soprattutto di poter festeggiare con i nostri cari. Ieri, alla festa dell'immacolata, ho potuto fare una piccola passeggiata, tra altri impegni, nel centro di Roma e ho visto tantissime persone in giro, nonostante la pioggia battente. Le strade ormai sono quasi tutte decorate ed illuminate, i negozi aperti e la gente fa shopping, shopping e shopping. Ho visto le persone che compravano di tutto, le loro mani erano piene di buste di ogni marca e sembravano tutte felici. Una lunga fila davanti ad ogni negozio, la gente che va e la gente che viene. Ho visto anche numerosi bambini che felicemente giravano con i loro genitori, scegliendo anche essi i loro piccoli regalini. Che meraviglia!
Certo, gli apparecchi domestici acquistati l'anno scorso vanno buttati a fine anno perché già superati tecnologicamente. I telefonini devono essere aggiornati all'ultimo moda. Gli abiti e i profumi hanno cambiato i testimonial e quindi anche l'armadio e il beauty-case meritano un'aggiornamento adeguato. Beh, tutto normale, d'altronde, la tradizione va sempre rispettata.
Devo dire che l'atmosfera era davvero coinvolgente perchè anche le persone, come me, che facevano solo “window-shopping” sembravano travolte anche esse da questo magnifico spirito natalizio. Mentre tornavo a casa mia, mi ero reso conto di essere particolarmente allegro e felice, almeno per gli altri.
Purtroppo, tutto è durato poco nel momento in cui il mio pensiero, inevitabilmente, si era rivolto alla mia terra di origine, Africa, e qualche altro posto del mondo dove il tempo sembra non cambiare mai.
Ho immaginato cosa stessero facendo i bambini a Darfur, in Congo, in Etiopia, in Somalia, in Bangladesh, in India, in Haiti, ecc. Chi dettano ancora le leggi delle loro comunità, loro o gli avvoltoi? E' possibile che le loro situazioni devono rimanere permanente per tutta l'eternità? Perchè questi bambini devono continuare a perire per le tragedie causate da qualche adulto senza scrupoli? E per quanto tempo il cielo deve stare a guardare?
Infatti, mentre brinderemo con i migliori champagne, le loro gole saranno seccate per mancanza di acqua, manco quella sporca. E mentre metteremo in difficoltà gli operatori della nettezza urbana con gli eccessivi rifiuti che produrremo in questi giorni di feste, le loro costole saranno ancora più evidenti per la mancanza di cibo. Perchè questa orribile ingiustizia? E' giusto dover morire prima ancora di cominciare a vivere? Beh, scusatemi tanto se mi sono permesso di arrabbiarmi con voi lassù ma, in tanti ormai, siamo delusi e abbiamo i ginocchi ormai sfigurati da tanti anni di preghiera!

Blessing Sunday Osuchukwu


Come se non bastasse!

Qualche giorno fa ho appreso dal telegiornale un'affermazione attribuita ad un importante esponente della politica italiana, l'onorevole Fini: “L'America non è ancora pronto per un presidente nero........”, riferendosi a Barrack Obama. All'inizio, credevo di aver sbagliato l'Italia per l'America ma la conferma che ho avuto da un altro telegiornale mi ha fatto perdere l'appetito quella sera. Devo confessare che il mio tentativo di interpretare quella frase mi ha veramente messo ko. I miei pensieri, inevitabilmente, sono sfuggiti al controllo del mio essere per percorrere una parte della storia dell'uomo nero in America; l'inizio e la permanenza della schiavitù; gli orrori e tutte le sofferenze subiti sia durante il tragitto sia nelle diverse piantagioni americane; i loro contributi per costruire l'America, nonostante tutto; il sangue che hanno versato e che stanno ancora versando combattendo tante guerre sotto la bandiera americana. Infatti, molti di loro sono caduti qui nello storico tentativo – riuscito - di salvare l'Italia durante la seconda guerra mondiale. Ho pensato a tante ingiustizie e a quanti uomini e donne hanno dovuto sacrificare prima di essere riconosciuto lo status di cittadini a tutti gli effetti, ma ho pensato anche a tutti i bianchi che hanno rimesso le loro vite affinché potesse rinascere un'America giusta, quella nazione che oggi sembra di essere il punto di riferimento per la democrazia mondiale.
L'America è più giusta oggi? Non lo so, ma so soltanto che c'è un americano (padre nero e madre bianca) che sta correndo per la candidatura per le prossime elezioni presidenziali americane e so cosa significa essere approvato ed appoggiato da un grande partito, come quello americano, per essere rappresentato. Ho seguito un po' le sue campagne elettorali e ho visto uomini e donne bianchi, neri e di altri “colori” in tutte le località, sì è visto che ha vinto anche in quegli Stati di maggioranza bianca, ma soprattutto che in questo momento lui è in testa con i punti per quanto riguarda il numero dei delegati. E naturalmente sia lui sia i suoi sostenitori cominciano a credere che possa vincere la candidatura e magari anche le elezioni, perché no.
Caspita! Questo sogno che diventa realtà e questa realtà che poco poco viene confermata - a qualcuno non va giù - non a un bianco americano che magari rivendica il posto che per diritto dovrebbe appartenere a lui o a un altro bianco, bensì a un politico italiano. Egli sembra di aver ritratto qualche parola quando qualcuno l'ha fatto notare che se Obama dovesse vincere, un giorno potrebbe venire in Italia per una visita di Stato, cosa gli dirai, magari coprendo una posizione istituzionale. Vediamo: “Per me, l'Italia non ti riconosce perché per noi non è ancora il momento per avere un presidente americano di colore nero?” “No, vedi che non suona bene.”
Oh Dio! E io che sono un nero italiano, quando sarà il momento giusto per me o per uno come me? Mamma mia! Ho calcolato quanti anni sono passati dall'inizio della schiavitù ad oggi e ho cominciato a pensare quello che non avrei mai voluto pensare, cioè quanti anni dovranno ancora passare affinché i neri possano cominciare ad avere tale aspirazione in Italia. Altri 400 anni? Mi sono sforzato di andare avanti con i miei pensieri ma non ho potuto che fermarmi al "diritto di voto per gli immigrati"!

Blessing Sunday Osuchukwu


Stanno ancora morendo.........

Le telefonate che ricevo dai miei parenti in Africa poco prima e durante ogni periodo festivo sono ulteriormente intensificate rispetto agli altri periodi dell'anno. Certamente non sono per farmi degli auguri bensì per ricordarmi ancora una volta che senza i miei aiuti non passerebbero delle buone feste e che comunque non riuscirebbero a sopravvivere dopo le feste. Solitamente, devo dire che i miei pensieri vengono inevitabilmente rivolti ai milioni di quelle famiglie africane di bassa borghesia che non ce la fanno proprio più per andare avanti e che non hanno nessuno all'occidente che si occupa della loro sussistenza. E mentre alcune di esse hanno le loro uniche speranze sepolte sotto le acque di Lampedusa, la maggioranza non ha mai conosciuta e non conoscerà mai il significato della parola "speranza", prima di perire definitivamente. Peggio ancora quando si tratta di popolazione sotto la guerra o che si trova in una situazione molto difficile ed estremamente disumana come quella di Darfur.
Fratelli e sorelle, sto scrivendo per cercare di sensibilizzare ancora di più l'opinione pubblica italiana e quella africana in diaspora, almeno quella di questo forum, circa l'inferno terrestre che si trova ancora a Darfur, in Sudan. Oramai, i nostri compatrioti non hanno più le voci per raccontare al mondo ciò che continuano a subire ma sanno di avere i loro fratelli e sorelle in tutte le parti del mondo per rappresentargli, e chi meglio di noi può farlo in Italia. La mia non è la solita retorica ma la conseguenza di una lunga riflessione dopo aver visto alcuni documentari recenti sulla drammaticità di quella tragedia che si sta tuttora consumando nella indifferenza totale dei leader africani e mondiali. Sono sicurissimo che molti di noi, come me, hanno in un modo o nell'altro cercato, magari al livello personale o dell'associazione, di fare qualcosa per quei uomini, donne e bambini che sono ormai ridotti predi per gli avvoltoi della zona. Ma credo che al livello collettivo potremmo fare ancora molto di più, ad esempio, per cercare dei fondi per fornire almeno qualche litro di latte ai numerosi bambini che si trovano lì, o per lo meno, di organizzare una manifestazione che potrebbe svegliare qualche anima in queste istituzioni menefreghiste. Una giornata dedicata a loro insieme sicuramente farà riflettere a qualcuno o, per lo meno, incoraggiare quelle persone, molte tra le quali sono non-africane, che hanno abbandonato le loro terre senza nessun interesse personale per soccorrere ai nostri fratelli e sorelle. E questi ultimi vedranno la loro speranza allungarsi ancora per un po', sapendo di non essere stati abbandonati dalla famiglia allargata. In tale manifestazione saranno ricordati anche quelli che stanno morendo, giorno dopo giorno, a causa delle guerre in Somalia, in Congo e in tutte le altre località che sono state lasciate ai loro destini.
Spesso, in questo forum, ho visto le persone invitare le altre, le associazioni che invitano le altre, ma non so quanti di questi inviti sono stati mai onorati dagli invitati. E' naturale che le nostre iniziative personali prevalgono sulle altre, ma credo che ci siano quelle che dovrebbero essere di tutti quanti, credo che ci siano delle volte in cui i bisogni primari degli altri come noi dovrebbero uguagliare ai nostri – momento in cui le voci che ci giungono dalla nostra terra, Africa, meritano essere ascoltate e trattate con delle soluzioni rispondenti. Penso che non potremmo che essere dei complici nel momento in cui vedremo l'intero Darfur trasformarsi in una fossa comune.
Credo fortemente che alcuni argomenti trattati in questo forum non dovrebbero decadere definitivamente come se niente fosse - dovrebbero essere attualizzati o seguiti con delle azioni appropriate. Auguro che questo sia uno di loro! Il mondo deve sapere che gli africani in diaspora si sta raccogliendo sotto un ombrello per cause giuste che riguardano il loro continente.

Vorrei, dunque, proporre ai membri di questo forum, a tutte le associazioni e le organizzazioni aderenti che sono sensibili alla questione di organizzarci insieme per cercare di dare una risposta concreta a questo appello.
Inviterei tutte quelle persone sagge, autorevoli e sensibili che ho conosciuto qui dentro di farsi avanti con delle idee migliori su come muoverci per questa iniziativa che per me sia doverosa per ogni essere vivente, nonchè per ogni africano!

Grazie a tutti!

Blessing Sunday Osuchukwu





IMPARARE LA LINGUA IGBO


ÓKWU IGBO (LINGUA IGBO)

ÍHE ỌMỤMỤ NKÉ MBỤ: (LEZIONE N°1)


a cura di:

Ònyémà Nwázùé / Blessing Sunday Osuchukwu




Ìgbo oggi, non ha alfabeti suoi propri. È scritto, come gli inglesi, con 36 alfabeti latini formati dai seguenti otto vocali (nove in alcuni dialetti) e 28 consonanti:



a b ch d e f

g gb gh gw h i

ị j k kp kw l

m n nw ny ñ o

ọ p r s sh t

u ụ v w y z



La maniera più facile di approfondire gli alfabeti è memorizzarli come fanno gli igbo, cioè, non nell'ordine tradizionale alfabetico come sopra, ma nei gruppi seguenti di cinque caratteri:



a b gb d e

f g gh h i

j k l m n

ñ o ọ p kp

r s sh t u

v w y z ch

gw kw nw ny


Una volta imparata bene i 34 caratteri sopraindicati, e può recitarli giustamente facilmente, si dovrà ricordare le due forme di variante di "i" ed "u", cioè “ị” (con un puntino in basso) e “ụ” (anche con un puntino in basso). Lo scopo dei puntini sarà dopo spiegato. Per ora, si deve sapere che distinguono questi ultimi dai precedenti.
Ora guardiamo la pronuncia dei caratteri, cioè, la maniera del suono quando pronunciato dai nativi della lingua di Igbo. Generalmente parlando, le parole igbo suonano come vengono pronunciate, come in italiano, eccetto qualche eccezione. Nelle altre parole, le parole Ìgbo sempre sono scritte quasi nella maniera in cui sono pronunciate.

LETTERE VOCALI / PRONUNCIA IN ITALIANO / ESEMPI

a / animale / áka ákwụkwọ “Calligrafia”

e / elefante / ényì “Amico/a”

i / insistere / ìte ája “pentola d'argilla”

ị / immacolata / ịbịa “venire”

o / oliva / otu “Uno”

ọ / Oltraggio / ọkụkọ “polame”

u / universo / ùdu mmiri “contenitore per acqua”

ụ /------ / ụdarà “una frutta”



CONSONANTI


b / bello / ụbá égo “ricchezza”

gb / --- / égbè éluigwe ”fulmine”

d / dare / édemede “scrivere”

f / fingere / fụlịfụlị “carezze e coccole”

g / gonna / iga ije “camminare”

gh / maghi / ígha mghịgha “girare nel letto”

h / hotel / àhụ ényi “tipo di frutta”

j / girare / njem “viaggio”

k / che / ákụ ńkwụ “noce di palma”

l / luce / léelè! “vedi”

m / mandare / mbára ámà “piazza”

n / negare / nà “e”

ñ / ----- / áñàra “tipo di frutta”

p / prigione / pọtọpọtọ “fango”

kp / ----- / àkpa nseláka “borsetta”

r / rosso / úrè “orgolio”

s /salve / ọsọ ńdụ “corsa per la vita”

sh / sciare / shịshị “sei pence”

t / toccare / tógholu (itolu) “nove”

v / voce / ụvụrụ íshì(ụbụrụ íshì) “cervello”

w / Washington / wèré! “prendere”

y / yoga / àyịyà “gambero”

z / zebra / Eze “Re”

ch / chiesa / úchè óbì “pensiero”

gw / ----- / gwámgwàmgwám “chiacchiere”

kw / quindi / nkwọ “giorno del mercato”

nw / ---- / nwánne “fratello/sorella”

ny / magneta / nwá nwányị “Bambina”

Si prega di ripassare quanto sopra e provare di parlare con un igbo per esercitare, s'è possibile.





LEZIONE II
(IHE OMUMU NKE ABUO)
da
Onyema Nwazue e Blessing Sunday Osuchukwu


Benvenuti alla Lezione II (ihe omụmụ nke abụọ) Gli alfabeti che abbiamo guardati nella nostra lezione introduttiva sono i fondamenti di Igbo. I parlanti di Igbo, in casa ed all'estero, gli combinano nei modi diversi per creare le categorie diverse o le classi di parole (i sostantivi, i verbi, gli aggettivi, ecc.) che, a turno, sono ulteriormente combinati nelle altre maniere numerose per formare le frasi che esprimono le loro idee ed i loro bisogni. Per esempio, le combinazioni consentono loro di parlare di tutto che è sotto il sole – il tempo, il paese in cui vivono, il bene e il male della vita, la creazione dell'universo, i rapporti complicati umani, i sogni delle loro vite, e molto più ancora. Nella prima metà di questa lezione, guardaremo due gruppi di parole così creati – i nomi Igbo per le parti diverse del corpo umano e numeri cardinali igbo.

2,1 Parti del corpo umano

Memorizzare i nomi di Igbo per le parti del corpo umano è un buono punto di partenza per il principiante assoluto, poiché non c'è niente che possiamo pensare sia meglio che quello di identificare le parti del proprio corpo. Quindi, si prega di chiedere ai tuoi genitori, tuoi fratelli, tue sorelle, i tuoi amici o qualunque altra persona che parla la lingua che tu conosci di pronunciare le parole di Igbo elencate di sotto per te. Un'illustrazione delle parti seguirà presto.


(1) ishi (testa)
(2) ihu (faccia)
(3) ọnụ (bocca)
(4) ire (lingua)
(5) afọ (pancia, stomaco)
(6) apata (coscia)
(7) nti (guancia)
(8) olu (collo)
(9) aka (mano)
(10) ọba aka (palmo)
(11) afọ ụkwụ (polpaccio)
(12) ngụgụ (fianco)
(13) mbụbara anya (ciglio)
(14) nku aka (gomito)
(15) ntụtụ ishi (capelli)
(16) anya (occhi)
(17) imi (naso)
(18) egbigbere ọnụ (labbra)
(19) ivo obi (petto, torace)
(20) mvọ aka (unghia)
(21) ntị (orecchie)
(22) mkpalavụ (ascella)
(23) ishimvu aka (spalla)
(24) ikpere (ginochio)
(25) ichiri ụkwụ (tallone)
(26) okiri azụ (la colonna vetebrale)
(27) akpụ otuwe (ombelico)
(28) egedege ihu (fronte)

L'elenco, come lei può vedere, non è esauriente perché non vogliamo sopraffarla con più materiali di quanto lei può maneggiare comodamente in questo momento. Cerchi d'imparare il sopra indicato per ora. Ci ritorneremo in lezione III ed esamineremmo come lei può fare il riferimento alle parti diverse del suo proprio corpo o a quelle di qualcuno altro.

2.2 Tavola di Numeri

Coloro che parlano la lingua Igbo hanno due sistemi diversi di contare che differisce un po' da l'un l'altro. Il sistema più vecchio e più popolare è basato sul numero 20. Ed il sistema decimale recentemente-creato è basato sul numero 10. L'ultimo, una modifica leggera del precedente, era creato in un tentativo per fare Igbo contando meno ingombrante portandolo in linea con gli sviluppi recenti nella scienza ed in linea con le matematiche. E sebbene è stato in uso per diversi anni ora, la più vecchia generazione
di quelli che parlano Igbo ed alcuni della più giovane generazione di coloro che parlano igbo hanno tuttavia dei problemi capendo e usandolo. Ecco a cosa somigliano:

2.3 Numeri cardinali

Nome del simbolo Sistema decimale

oroghoro 0 oroghoro
otu 1 otu
abụọ 2 abụọ
atọ 3 atọ
anọ 4 anọ
ise 5 ise
ishii 6 ishii
asaa 7 asaa
asatọ 8 asatọ
iteghite (or togholu) 9 iteghite/togholu
iri 10 iri
iri na otu 11 iri na otu
iri na abụọ 12 iri na abụọ
iri na atọ 13 iri na atọ
iri na anọ 14 iri na anọ
iri na ise 15 iri na ise
iri na ishii 16 iri na ishii
iri na asaa 17 iri na asaa
iri na asatọ 18 iri na asatọ
iri na iteghite/togholu 19 iri na iteghite/togholu

ohu 20 iri abụo (=10 x 2)
ohu na otu 21 iri abuo na otu
ohu na abuọ 22 iri abụọ na abụọ
ohu na atọ 23 iri abụọ na atọ
ohu na anọ 24 iri abụọ na anọ
ohu na ise 25 iri abụọ na ise
ohu na ishii 26 iri abụọ na ishii
ohu na asaa 27 iri abụọ na asaa
ohu na asatọ 28 iri abụọ na asatọ
ohu na iteghite/toolu 29 iri abụọ na iteghite/togholu
ohu na iri 30 iri atọ (=10 x 3)
ohu na iri na otu 31 iri atọ na otu
ohu na iri na abụọ 32 iri atọ na abụọ
ohu abụọ (= 20 x 2) 40 iri anọ (=10 x 4)
ohu abụọ na otu 41 iri anọ na otu
ohu abụọ na abụọ 42 iri anọ na abụọ
ohu abụọ na iri 50 iri ise (=10 x 5)
ohu abụọ na iri na otu 51 iri ise na otu
ohu abụọ na iri na abụọ 52 iri ise na abụọ
ohu atọ (= 20 x 3) 60 iri ishii (=10 x 6)
ohu atọ na otu 61 iri ishii na otu
ohu atọ na abụọ 62 iri ishii na abụọ
ohu atọ na iri 70 iri asaa (= 10 x 7)
ohu atọ na iri na otu 71 iri asaa na otu
ohu atọ na iri na abụọ 72 iri asaa na abụọ
ohu anọ (= 20 x 4) 80 iri asatọ (= 10 x 8)
ohu anọ na otu 81 iri asatọ na otu
ohu anọ na abụọ 82 iri asatọ na abụọ
ohu anọ na iri 90 iri iteghite/togholu (=10 x 9)
ohu anọ na iri na otu 91 iri iteghite (togholu) na otu
ohu anọ na iri na abụọ 92 iri iteghite (togholu) na abuo
ohu ise (= 20 x 5) 100 nari

Da continuare................



Alcune parole e frasi italiane tradotte in Igbo

Ciao (quando si incontra).........Ndewe, Dalụ
Ciao (quando si parte)............. Ka emesia, Ka ọdị mgbe ọzọ
Come stai?............................... Kedụ?, Kedụ ka ịdị /ịmelụ ?
Bene! E tu?............................... ọdinma! Ma gị?
Io sto bene................................Adị m/Adịmụ nma
Come ti chiami?.......................Kedụ aha/afa gị?
Mi chiamo................................Afam/aham bụ....
Di dove sei?............................ ọnye ebee ka ịbụ?
Da dove sei...............................Kedụ ebe isi/ishi?
Buongiorno...............................ụtụtụ ọma
Buona notte...............................Ka chi fo; Ka ọbọọ; Abalị ọma
Amore.......................................ịfunanya/ ịhunanya;
Ti amo.......................................Afuụrụm/ahụrụm gị nanya
Bacio.........................................Isusu ọnụ; ịmị ọnụ
Abbraccio..................................ịda obi
Carezze, coccole.......................Fụlị fụlị; yori yori
Quanti anni hai?........................Afọ ọle ka ịdị?
Ho 20 anni................................Adịm afọ iri abụọ
Essere bella/bello......................ịma nma
Sei bello/bella............................ịmara nma
Vuoi bere l'acqua?.....................ịchọrọ ịñụ nmiri
Vieni a mangiare.......................Bịa rie nri

Da continuare.......... (P.S. ci potrebbero eseere delle piccole differenze di pronunce in alcuni dialetti)
Blessing Sunday Osuchukwu






Gli Igbo, etnia del sud-est della Nigeria

L'etnia predominante nelle regioni sud-orientali della Nigeria è quella degli Igbo. In Nigeria essi costituiscono circa il 17% della popolazione, ma vi sono anche Igbo che vivono in altri paesi africani, come per esempio in Camerun e in Guinea Equatoriale. In tutto formano un popolo di circa 50 milioni di abitanti. Nella loro storia essi hanno conosciuto il terribile periodo della deportazione degli schiavi, che ha portato molti Igbo nel territorio oggi degli Stati Uniti, e, più recentemente, una tragica guerra, la cosiddetta Guerra del Biafra, dal 1967 al 1970, con cui essi cercarono di fondare uno stato indipendente dalla Nigeria, ma che invece finì con una loro sconfitta e con successive discriminazioni e violenze brutali nei loro confronti da parte delle altre etnie, uscite vittoriose dalla guerra. In seguito a quella guerra essi conobbero anni di povertà, miseria e in tanti furono costretti ad emigrare altrove. Originariamente l'organizzazione sociale e politica degli Igbo era basata, salvo alcune eccezioni, su un sistema democratico di comunità rette da assemblee costituite da persone normali, senza re o comandanti. La successiva colonizzazione inglese ha importato in queste comunità un sistema di gestione politica e sociale più gerarchico. Il periodo coloniale ha anche accentuato il senso identitario di appartenenza etnica degli Igbo, fino ad allora molto tenue. Molti Igbo vivono di agricoltura nelle aree rurali della Nigeria, e coltivano patate, manioca e taro. La loro lingua è l'Igbo, che conta al suo interno molti dialetti diversi. Questa etnia aveva originariamente un modo particolare di misurare il tempo: 1 anno era costituito di 13 mesi, 1 mese aveva 7 settimane e 1 settimana aveva 4 giorni, e l'ultimo mese dell'anno aveva un giorno aggiuntivo, per un totale di 365 giorni l'anno. All'interno della cultura Igbo, il genere musicale più diffuso è quello dell'highlife, mentre tra gli strumenti tradizionali più usati tra gli Igbo, vi sono l'udu, l'ekwe e l'igba, che sono strumenti a percussione, l'opi, uno strumento a fiato simile al flauto, e l'ogene, costituito da una grande campana di metallo. Gli Igbo sono dei maestri nella fabbricazione di maschere, di legno ma anche di altri materiali, che essi usano nelle festività e in alcune ricorrenze religiose. A proposito di religione, oggi gli Igbo, a causa delle diffusione del cristianesimo successiva alla colonizzazione, sono prevalentemente cristiani, eccetto una piccola una minoranza ebraica, ma un tempo la loro religione originaria era l'odinani, una religione monoteistica che aveva nel "grande spirito" Chukwu il creatore e signore supremo dell'universo. Per conoscere meglio gli Igbo, questi sono alcuni video su di loro e sulla loro cultura.
Per conoscere un pò megli gli Ibo: http://www.youtube.com/results?search_query=igbo&search_type=&aq=f
(ERGO A blog conoscere il mondo)

2 commenti:

Associazione Cattivi Ragazzi ha detto...

interessante, mi eserciterò con Sandra!!!
ciao

rosy ha detto...

Questo tuo post,
l'ho letto tutto mi ha messo addosso tanta malinconia, non so dirti il perchè.. quello che so che ogni tua parola è una verità! Ciao fratello,
ti inserirò tra i preferiti