domenica 7 settembre 2008

Sensualità, Romanticismo, Amore e Sessualità in Africa

Mi rendo conto delle complessità degli accenni che vorrei fare su quei titoli sopraindicati, cercando di ridurre ad una pagina del blog, argomenti che avrebbero bisogno di diversi libri. Primo, perché sono argomenti che ancora oggi vengono trattati con troppa riservatezza, per le varie culture che lo considerano ancora un tabù, secondo, e forse proprio per questo, i nostri grandi storici in Africa non ci hanno lasciati molti documenti ufficiali (“nero su bianco”) al riguardo. Naturalmente, si parla di qualche anno fa e quando si parla di Africa in questo senso si intende maggiormente quelle parti rurali che conservano ancora di più le culture e le tradizioni, rendendosi conto che alcune città africane sono ormai “occidentalizzate” quanto qui, con le numerose soap-opera. Devo dire che questo è uno di quegli argomenti che sono in qualche modo condizionati dalle diverse religioni e le numerose etnie che ci sono, e quindi mi limiterei a parlare della cultura Igbo in Nigeria – consapevole anche della somiglianza che ha con altre culture di altri popoli africani. Il popolo igbo di oggi può essere considerato di religione cristiana, eccetto una piccola percentuale che pratica la religione ebraica e la religione animista. Le sue società, o meglio le sue comunità, hanno sempre avute la massima tollerabilità a ciò che possa sembrare diverso per quanto riguarda la fede finché non rappresenta una minaccia per i suoi cittadini, e quindi si può dire che le sue comunità sono sempre state laiche e i suoi cittadini liberissimi di scegliere la loro fede. Oggi, tocca dire però che la politica della chiesa sta in qualche modo obbligando gli abitanti dei villaggi a convertirsi pur per avere certi privilegi, ad esempio, un funerale decente dopo la morte – era diventato troppo costoso.

Sensualità e Romanticismo


Nell'epoca non troppo lontano, la sensualità di un uomo, dal punto di vista della donna ma anche della comunità intera, era misurata sulla sua capacità di provvedere per il sostentamento o il mantenimento di una donna o della propria famiglia. Era praticamente basata sulla forza fisica, cioè l'agilità e l'abilità di fare alcune cose principali di quell'epoca: coltivare la terra; cacciare gli animali o pescare, essere forte nella lotta tradizionale (lotta greco-romana); essere un abile guerriero. L'uomo che sapeva fare bene uno o più di queste cose aveva le donne cadere in ginocchio dinanzi a lui, infatti la più grande promessa che un uomo potesse fare alla famiglia della sua futura sposa per chiedere la sua mano è quello “di non farla morire di fame”. Quando un coltivatore di terra corteggiava una donna, si prestava a lavorare nei campi della famiglia della donna per dimostrarle le sue capacità, un cacciatore cercava di regalare più prede possibili, un lottatore invitava la donna ad assistere alle sue competizioni contro le altre comunità, ecc. E la sensualità stava nell'orgoglio con il quale si facevano queste cose davanti alla “propria” donna o dove l'uomo voleva farsi notare. La donna corteggiata veniva invidiata dalle altre donne e gli altri corteggiatori della stessa donna si vedevano svanire nel nulla.
La donna, invece, cercava di conquistare l'uomo con l'arma più accreditata in quei tempi, e forse anche oggi, cioè la cucina. Saper cucinare era la prima qualità che tutti gli uomini cercavano in una donna. Le altre qualità della donna per non avere rivali per conquistare il suo uomo erano: avere la sufficiente “carne” e le curve dove servivano – soprattutto nel sedere; curare i propri capelli con delle belle treccine, poi essere umile alla sua famiglia; essere figlia di una donna che ha avuta tanti figli e essere figlia di un uomo per bene.
Tutto questo poteva avvenire sia per un uomo sia per una donna dopo il rito di “Ima akwa” (vestire), cioè il rito di passaggio da adolescenza alla maturità (vedere le tradizioni degli Igbo nell'archivio del blog).
I posti più romantici per i corteggiamenti erano: il fiume, i maschi aspettavano le donne (solitamente in gruppo) che andavano per attingere l'acqua, per poterle parlare, dedicare una canzone o fare le loro dichiarazione di “piacimento”. Un altro posto romantico è sotto l'albero di “Udara”: Udara è una frutta molto dolce e l'albero che lo produce non appartiene a nessuno ma all'intera comunità, e poi non si poteva raccogliere questa frutta dall'albero, cadeva quando maturava e veniva raccolta da chi lo vedeva per primo. Con la luna piena si radunava alla piazza dopo la cena in gruppi per raccontarsi le fiabe, ragazzi e ragazze insieme, e poi nell'alba si organizzava per andare a cercare “l'udara”, ci si godeva al massimo essendo una delle pochissime volte che si poteva vivere la notte per la mancanza di elettricità. E lì potevano avvenire anche dei contatti fisici.
Oggi, nella terra di Igbo, non è più comune ormai il rito di “Ima akwa” e la maturità per quanto riguarda l'argomento in questione si attribuisce al momento in cui una persona si iscrive alla scuola superiore o incomincia a fare l'apprendistato per qualche mestiere. Ed entrambi gli ambienti sono ormai fertili per avvicinare una persona alla cultura evoluta di oggi che assomiglia sempre di più a quella occidentale che conosciamo: scrivere una lettera d'amore; dedicare una canzone o una poesia; fare qualche regalo; vestirsi alla moda; curarsi il proprio corpo, ecc.

Amore e Sessualità

In quell'epoca, il sposarsi era una specie di accordo condivisa per poter procreare dei figli e quindi non per amore, e il sesso non era vissuta come piacere ma come un indispensabile mezzo. E l'insistenza di una persona verso un'altra persona specifica era semplicemente visto come l'effetto delle qualità dell'altra persona su di lui o su di lei. Il termine “amore” non si poteva definire e non trovava una spiegazione logica nella società. Si sapeva che esistesse e che è molto forte e misterioso, ma non poteva occupare la giusta considerazione che meritava, anzi veniva addirittura considerato come una forza negativa. Cioè, quando un brutto cercava una molto bella, quando un poverissimo cercava uno molto ricco o quando un semplice cittadino di poca importanza cercava una di sangue reale, il protagonista veniva considerato come troppo ambizioso o troppo avida. Ma quando capitava il contrario, si pensava ad un'anomalia, o dovuta alla malattia mentale o dovuta alle forze esterne che agiscono sul protagonista. Alcuni di questi ultimi protagonisti s'erano suicidati quando furono rifiutati di vivere le loro storie, episodi che successivamente hanno aiutato molte persone a capire il significato del termine “amore”.
Il sesso, essendo considerato un mezzo per generare figli, si faceva solo quando serviva e con una massima riservatezza. Si deve sapere che tutt'oggi in molti villaggi africani gli abitanti non si sposano tra di loro, perché si considerano figli dello stesso padre e o della stessa madre o più madri - forse è l'origine della famiglia allargata africana. E quindi si andava fuori sia per sposare sia per quello che si potevano definire delle avventure sessuali, e non si parlava mai in famiglia. E quando, rarissimamente, capitava fuori del matrimonio o dal concetto di procreare dei figli, veniva visto come un atto naturale che simboleggia l'unione tra due persone e non come fonte di piaceri. Ma c'era però un fenomeno che aiutò molto a suscitare tanta curiosità su questi argomenti, l'adulterio, che si pensò, o si faceva perché uno desiderava tanto l'altro (amore) o perché aveva un semplice bisogno di accoppiarsi (sesso).
I preliminari ( eros) erano assenti e direi non tanto presenti oggi tra alcuni africani, come lamentano spesso alcune donne occidentali che hanno avuti uomini africani. Alcuni dicono che sia proprio per questo modo culturale di vedere l'amore e il sesso, alcuni altri dicono che forse è dovuto al fatto che gli organi sessuali di cui sono abituati(il clitoride e le labbra per una donna) vengono mutilati, non solo per ragioni culturali o religiose, bensì per limitare al minimo l'eccitamento sessuale che possa avere la donna. E tutto questo far sì che non si pensa ad eccitare tropo la donna (preliminari) prima di avere un rapporto sessuale. Per fortuna, molte altre donne occidentali lo pensano in un altro modo.
Oggi, il sesso in Africa è quello che ormai si sa, è diventato molto dilagante tra i giovani e spesso, purtroppo, senza l'educazione adeguata con le conseguenze che si sanno.
Da continuare.......................
Blessing Sunday Osuchukwu

8 commenti:

Buba ha detto...

ciao, ti ringrazio di essere passato dal mio blog... complimenti per come usi la lingua italiana, io sono un disastro con l'inglese, ci ho provato varie volte ma i risultati sono stati scarsissimi.... a presto !

Blessing Sunday Osuchukwu ha detto...

Grazie immenso anche a te. Io amo la poesia e i pensieri come te, e spesso faccio visite agli altri bloggisti che hanno gli stessi interessi. E devo dire che il tuo blog è davvero bello ed interssante. Grazie per il complimento ma credo di essere ancora un disastro con l'italiano.... Il mio consiglio per te è quello di non mollare per paura di sbagliare, credo che una cosa che impari sbagliando ti rimarrà in testa molto a lungo, se non per sempre. Qui, ad esempio, quando i miei amici notano qualche errore "grave", me lo dicono.
Ciao e a presto!

Aliza ha detto...

Ho letto con interesse, sei bravo veramente con l'italiano. Anticamente tante cose erano simili anche da noi, adesso con la modernità come puoi vedere anche tu, tutto è cambiato. La cosa principale per il bene di tutti secondo me (lo dico sempre a mio marito, quando dice:"ma l'uomo sono io")che l'uomo e la donna possano comunicare la loro diversità, che capiscano che nella coppia non c'è rivalità ma collaborazione. L'argomento è molto vasto e molto importante, fondamentale per l'armonia dell'uomo e donna, e per la società. Ciao A

Blessing Sunday Osuchukwu ha detto...

Sono molto d'accordo con te. Ti auguro un buon inizio settimana! Un abbraccio e a presto!

Shara ha detto...

Ciao Bles, solo un saluto, poi appena ho 5 minuto leggerò per bene il tuo ultimo post.
A presto.

Elena ha detto...

Usi e costumi di tante culture vanno scomparendo, anche qui in Italia, e purtroppo non si potrà evitare.
Perciò è anche più interessante leggere tutto questo.
Ciao!
Elena

Blessing Sunday Osuchukwu ha detto...

Hai proprio ragione Elena, infatti, ci sarà la seconda parte su questo tema per raccontare la situazione evoluta.
Ciao e a presto!

Progetto Cicero ha detto...

Sono l’ideatore di una community che raccoglie circa 500 artisti e si chiama Progetto Cicero (http://progettocicero.ning.com).

Stiamo tentando un esperimento di comunicazione on-line basato sulla creazione di comunità piccole ma dotate di una forte coesione tra i membri che viene ottenuta sia con regole di comportamento (nominalità, tolleranza, proattività ed educazione) sia con la condivisione di discussioni e ragionamenti.
Allo scopo di alimentare la discussione tra di noi e trarre ispirazione dalla stessa, abbiamo dato il via ad un’attività che si chiama “Quindi-Ci” (http://progettocicero.ning.com/group/quindici).

In soldoni, ogni 15 giorni ci diamo un tema e lo trattiamo con diversi linguaggi.
In una sorta di gioco/concorso, passata la quindicina, scegliamo l’intervento più interessante.

Il tema attuale è " il corpo come laboratorio: alla ricerca di un contatto perduto".

Ti scrivo in quanto ho trovato il tuo blog ed ho pensato di invitarti ad alimentare con essa la nostra discussione nella convinzione che, quello che per te sarebbe un secondo di taglia ed incolla, per noi potrebbe essere la fonte di spunti interessanti e la possibilità di aggiungere nuove menti brillanti al nostro gruppo.
Tu potresti pubblicizzare il tuoi scritti e trovare persone interessanti con cui discutere.
Spero che considererai il mio messaggio come il complimento che esso è.

Una cosa importante: ognuno di noi ha i suoi siti, il suo blog, i suoi spazi e non li abbandona.
Il Progetto è un luogo dove discutere o presentare questi tuoi lavori (oppure semplicemente le tue idee) e non per fa alcuna concorrenza a blog siti e comunità che già li contengono.

Un saluto
Guido Mastrobuono
(Direttore del Progetto Cicero)

PS.

Coerentemente con i nostri obiettivi, per l’accesso alla comunità, richiediamo una registrazione nel sito all’indirizzo http://progettocicero.ning.com/?xgi=db6QQdU , per la quale sono richiesti i seguenti dati: Nome, Cognome, Età, Residenza ed una foto del viso.