lunedì 3 novembre 2008

Il rito de “il mangiare” in Igbo – in Africa.


Cassava (manioca) dal quale si ottiene "Garri"


Il mangiare nella cultura Igbo, e in questo caso potrei anche osare a dire nella cultura africana, è molto importante e significativo, è il momento in cui tutta la famiglia si unisce, o meglio, dovrebbe unirsi. In effetti, non c'è un'esagerata attesa per chi si ritarda, dopotutto, ci deve essere sempre una certa quantità nella pentola appositamente aggiunta, sia per un'eventuale membro della famiglia che non c'è al momento del pasto sia per un estraneo che potrebbe arrivare in qualsiasi momento senza un invito. Quando si tratta del mangiare, la porta è sempre aperta a tutti, o quasi sempre, considerando l'austerità degli ultimi tempi. Comunque, rimane il simbolo di dare il benvenuto ad un'ospite: infatti, dopo il cordiale saluto “sei il benvenuto a casa mia” e il successivo invito ad accomodarsi in una sedia, non è affatto strano sentirsi chiedere se volesse mangiare o bere qualcosa, prima di chiedere il perché della visita – s'è necessario. Se si tratta di persone anziane, tale rito comincerebbe con la “noce di cola”, che tutt'oggi rimane in Igbo il segno di dare e di accettare il benvenuto. Chi non offre niente senza dare una giustificazione adeguata dà il segno di non gradire tale visita, e dall'altra parte chi lo rifiuta nello stesso modo dà il segno di aver fatto una visita non pacifica. Una donna si sente onorata, nel villaggio, quando una persona o un gruppo di ragazzi le chiedono se ha preparato qualcosa da mangiare. Quando arriva l'ora di mangiare, non è gradevole chiedere chi si trova a casa tua se vuole mangiare o no, la sua presenza automaticamente vuol dire aggiungere un altro posto a tavola, una domanda del genere spesso ottiene un “no” come risposta, un “no” spesso forzato. Nei villaggi africani è normale vedere il capo famiglia mangiare separatamente (o con l'ultimo figlio) mentre il resto della famiglia mangia insieme, diciamo che sia una specie di rivendicazione del ruolo o della posizione da parte sua, nonché il rispetto dovuto come “la fonte” di quel cibo. Infatti, tradizionalmente, in molti casi, la moglie chiede al marito cosa vuole mangiare per ogni dato pasto e la sua scelta diventa il menu di tutta la famiglia.
In Africa, si mangiano delle cose fresche, dovuto al fatto che ogni famiglia ha un orto vicino casa da dove provengono le verdure e le frutte, ma è dovuto anche al fatto che in molte parti non ci sia l'elettricità e lì dove c'è, spesso manca la luce. E quindi non c'è mezzo per conservare le cose fresche se non quello di seccarle.
Tra i variatissimi cibi che si trovano in Africa, in Igbo e in Nigeria, il cibo considerato classico per cerimonie e feste ufficiali ( matrimonio, compleanno, ecc.) è il riso: ci sono diversi modi per prepararlo (vedere la Cucina Nigeriana e Africana nell'archivio), ma i tre modi principali sono “il Jellouf, riso fritto e riso in bianco con il sugo a parte. Poi, c'è il piatto considerato tradizionale, cioè “fufu”, che consiste nel preparare una specie di polenta con la farina di manioca ("Garri") o “igname” (in Italia con farina di semola o puree di patata) da una parte e la zuppa per mangiarlo. Tradizionalmente, questo cibo necessita di mangiarlo a mani nude, anche se nella mensa di scuola media-superiore ci si obbliga di usare le posate. Un professore italiano che aveva insegnato in una delle università in Igbo mi disse: “Oh, quando ho visto gli altri professori e tutti gli studenti mangiarlo con le mani nude, anche io mi sono lavato le mani e devo dire che è stata un'esperienza squisita.”
Molti dei piatti sono unici, eccetto in casi rari. Ed in alcuni casi, i membri di una famiglia o un gruppo di amici possono mangiare dallo stesso piatto, e in quei casi il “secondo” che si troverebbe nel piatto si dividerebbe a occhio. In cerimonie grandi, il secondo (pesce o carne, o entrambi) viene separato e messo da parte, e poi diviso dopo il pasto. In Igbo, il secondo più prezioso che si potrà mai utilizzare per il “fufu” è lo stoccafisso: durante la guerra civile (tra Biafra – gli Igbo e Nigeria) durata tre anni, gli aiuti che si potevano mandare al popolo Igbo furono, appunto, le cose stagionate o a lunga conservazione, e lo stoccafisso secco che veniva dai paesi scandinavi rimane tutt'oggi il pesce e il secondo più prezioso che si possa offrire ad un Igbo..., o almeno per la gran maggioranza.


Da continuare.........(scusatemi per aver allungato un pò)

Blessing Sunday Osuchukwu

17 commenti:

Aliza ha detto...

preziose queste tue note sulla tua gente e su gli usi della tua terra, affascinanti, curioso come per forza di cose lo stoccafisso è un piatto importante per voi ma anche per noi Italiani. Come saprai quasi ogni regione ha un modo diverso di cucinarlo ed è buono in qualsiasi modo venga preparato, ti saluto A.

Rosa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Shara ha detto...

Non devi scusarti, è davvero bello apprendere un po' per volta tante cose delle vostre tradizioni... ed è altrettanto bello lsapere che da voi è normale che ci sia sempre una certa quantità in più per eventuali ospiti, percepire tanta disponibilità... Un abbraccio.

Daniele Verzetti, il Rockpoeta ha detto...

Davvero interessante poter apprendere e conoscere diverse realtà culturali. Nel leggere questo post ho avvertito soprattutto quel senso di fratellanza e di rispetto del prossimo chiunque sia. Quel desiderio di riceverlo cmq quasi senza giudicarlo e dall'altra parte il rispetto di questa ospitalità nonchè l'apprezzamento della stessa.

Bel post, aspetto il seguito :-)))

stella ha detto...

Aggiungi un posto a tavola che c'è un amico in più ,se sposti un po' la seggiola stai comodo anche tu. Gli amici a questo servono, a farci compagnia,arriva un nuovo ospite non farlo andare via...

Blessi è una canzone italiana che si addice al tuo post!

Complimenti!

Silvia ha detto...

Quante cose ho imparato, leggendo quanto hai scritto! Spero d'imparare molto altro! Grazie!

;-)

lasettimaonda ha detto...

Perchè scusarti?
Io credo che sia molto interessante conoscere altre culture ed usanze diverse dalle nostre ed il momento del pranzo e la cucina, con tutto ciò che comporta, sia davvero una porta che ci permette di entrare nelle consuetudini e nella filosofia di vita di un popolo.
Aspetto con gioia e curiosità il seguito!Syl

Luana ha detto...

Fratello prima una tiratina di orecchie, perchè devi dormire almeno 7 ore a notte e il sonno delle prime ore notturne non si può sostituire, quindi bada alla qualità e alla quantità del sonno ;), insomma cerca di dormire di più :), ok? Ora a noi.
Il post è bellissimo e per niente lungo, perchè interessante, che belle tradizioni che avete! Mia nonna mi racconta che suo padre faceva così, nonostante fossero poveri, lasciava la porta aperta quando si mangiava, perchè si era pronti ad accogliere l'ospite eventuale.
Mi piacerebbe assaggiare tutto quello che hai descritto, sempre per la mia curiosità e perchè quello che hai descritto sembra buono :)...ma cos'è la noce di cola?
Ti abbraccio
Buona serata e...subito a letto! ;))

lucagel1 ha detto...

Bellissimo post,bellissime tradizioni,sedersi tutti allo stesso tavolo,offrire una sedia ed un piatto anche all'ospite inatteso,aprire col cuore e sincerità la porta di casa...mi sembrava di essere lì con te....Un saluto,amico mio

Blessing Sunday Osuchukwu ha detto...

@ Luana
Grazie mille per il consiglio, peccato però che oggi è l'election-day americano.... e sono "obbligato" a seguirlo fino in fondo, ma ti prometto che da domani comincerò, ok? :)))

La noce di cola è la frutta di un albero (piutosto stimulante e mi sa che contiene caffeina) che ha un significato enorme nella tradizione Igbo, e non solo: esso rappresenta il simbolo della pace e della fratellanza. In qualsiasi occasione, privata o pubblica che sia, ci si presenta, viene tagliata e mangiata, prima di iniziarla. Prima di tagliala, c'è il rito di ringraziare gli antenati e gli dei per ciò che fanno per noi, di farlo vedere a tutti i presenti(con un detto: "chi porta la noce di cola porta la vita e la pace") e in qualunque posto che si trova, la tridzione obbliga di usare la lingua Igbo per questo rito.

Rosa ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Dual ha detto...

Davvero interessante le notizie su usi e tradizioni che non si conoscono.

stella ha detto...

Buona giornata,blessi!

salvo ha detto...

Obama Ha vinto, un Afro Americano come presidente degli USA, apre molte speranze: Per L'Africa, per i conflitti in corso, per tutto il mondo.
Ciao Blessing.
Salvo

Stefania ha detto...

Voglio assaggiare il fufu!!!

Blessing Sunday Osuchukwu ha detto...

@ Stefania:
Sarei molto lieto di prepararti un bel piatto di "fufu", magari quando verrò a Londra per una visita, oppure quando verrai tu in Italia.

Zandalee ha detto...

Sunday, hai una capacità straordinaria di rendere le tradizioni (Igbo e non)chiare e "toccanti"...ottimo lavoro! Continua così..(Luisa)