domenica 23 maggio 2010

CONGO Rep Dem

La cultura della Repubblica Democratica del Congo è il prodotto della varietà di stili di vita e tradizioni delle centinaia di singole etnie del paese e delle loro modificazioni in seguito al rapporto con l'Europa e l'Occidente in epoca coloniale e post-coloniale. Anche le vicissitudini politiche del paese (in particolare la lotta per l'indipendenza, il regime di Mobutu Sese Seko, e la Prima e la Seconda Guerra del Congo) hanno avuto un impatto importante sulla cultura del paese. Come in molti paesi africani, le zone rurali conservano in misura maggiore le tradizioni dell'epoca precoloniale, mentre la cultura delle grandi città è fortemente influenzata da quella occidentale.
I confini della Repubblica Democratica del Congo (RDC), come quelli della maggior parte degli stati africani, furono stabiliti in epoca coloniale e senza tenere conto della demografia della regione e in particolare della distribuzione dei vari gruppi etno-linguistici. Entro i confini della RDC risultarono inclusi circa 250 etnie distinte, ciascuna con una propria lingua nativa. Queste etnie possono essere classificate in quattro gruppi principali:
i pigmei sono i più antichi abitatori della regione; hanno subito meno di altri gruppi l'influenza europea, e mantengono tuttora, in alcune zone, lo stile di vita tradizionale, basato sulla caccia e la raccolta dei prodotti della foresta;
i bantu hanno popolato il bacino del Congo nel corso di diverse ondate migratorie avvenute probabilmente fra il XX secolo a.C. e il VI secolo d.C.. Sono suddivisi in numerosi gruppi etno-linguistici; le tre lingue più parlate sono il kikongo, il lingala e il chiluba. Il lingala è in relazione di mutua intelligibilità con molte altre lingue bantu del Congo, e per questo motivo svolge il ruolo di lingua franca del paese;
un gruppo di ceppo principalmente bantu, ma storicamente e linguisticamente distinguibile, è quello della popolazione di lingua kingwana, un dialetto dello swahili, correlato con le popolazioni di Tanzania, Ruanda, Uganda e Burundi;
i camiti, originari del Darfur e dell'Etiopia.
Questo complesso quadro etno-linguistico dà luogo a una grande varietà culturale, ulteriormente arricchita dallo scambio e dall'influenza reciproca fra i diversi gruppi, che in particolare nelle zone urbane vivono a stretto contratto e in relazione; i matrimoni inter-etnici sono frequenti. Molti congolesi parlano più di una lingua; oltre alle lingue di origine africana, sono molto diffuse anche il francese e (soprattutto nella parte orientale del paese) l'inglese. La presenza europea ha ancora una influenza rilevante sulla cultura; nelle campagne attraverso l'opera dei missionari e nelle città soprattutto nel commercio e nell'impresa. In questi ultimi settori operano anche comunità di libanesi e pakistani.
Anche se solo l'11% della popolazione della RDC ha mantenuto il sistema di credenze religioso tradizionale della propria etnia di appartenenza, molti elementi dei culti tradizionali bantu sono sopravvissutti integrandosi in modo sincretico con il Cristianesimo. Alcuni elementi di origine tradizionale ricorrenti nella cultura religiosa dei congolesi sono i seguenti:
l'idea di un dio creatore (onnipresente o che abita nei cieli) che però non è direttamente coinvolto nelle vicende umane;
l'idea che il corpo sia mosso da una forza vitale intangibile, che lo abbandona trasformandosi in puro spirito al momento della morte;
l'idea che sulla di ogni persona una influenza importante sia esercitata dagli spiriti dei suoi antenati, che svolgono anche la funzione di intermediario fra il piano divino e quello terreno; gli antenati più antichi sono spesso messi in relazione sincretica con i santi della tradizione cattolica e cristiana;
la credenza che certi luoghi e oggetti della natura (stagni, sorgenti, monti, ecc.) siano abitati da un proprio spirito;
l'immagine di un regno dei morti sotterraneo (spesso collocato sotto un lago), simile a una replica il mondo terreno;[1]
i feticci, oggetti caricati di potere magico; nel Congo vengono in genere chiamati minkisi
la fiducia in una grande varietà di figure sacerdotali (diverse nelle diverse culture) con ruolo di indovini, stregoni, interpreti di sogni e guaritori;
l'abitudine di praticare riti e cerimonie all'aperto, per esempio presso particolari alberi e incroci stradali, in specifiche ore del giorno.
Gli effetti diretti e indiretti della guerra civile hanno progressivamente impoverito le due principali economie di sussistenza del paese, l'agricoltura e l'allevamento. Attualmente, meno del 2% del terreno della RDC è coltivato. Una parte rilevante del cibo deriva da pratiche di caccia e raccolta, e comprende frutta selvatica, funghi, miele, cacciagione e pesce.
I principali prodotti coltivati nella RDC sono mais, riso, manioca, igname, patate dolci, taro, platano, pomodoro, zucca, piselli e arachidi, che complessivamente costituiscono la base della cucina tradizionale congolese (mentre caffé e olio di palma vengono prodotti soprattutto per l'esportazione).
I piatti più tipici della cucina congolese sono stufati di verdure e carne, accompagnati da un contorno basato su una purea realizzata con una varietà di farine. La purea di cassava (farina di manioca) o di farina di mais (chiamata fufu o ugali) viene appallottolata in polpette e intinta nella salsa dello stufato; la purea di platano viene appallottolata e arrostita; e infine è frequente l'uso di purea di patata dolce, che in alcune regioni viene preparata mescolandola con arachidi arrostite. In alternativa alla purea, il contorno può essere costituito da riso, spesso mescolato ai fagioli.
(Wikipedia)





2 commenti:

Stefania ha detto...

Blessing, scusa se è tantissimo che non ti lascio un messaggio sul blog e che non ti chiedo come stai. Spero però che tu stia bene e che tutte le tue attività procedano per il meglio.

Oggi ho letto un post, sul blog di un mio amico, che mi ha veramente sconvolto. Riguarda la Nigeria e le uccisioni di persone a scopi rituali. Ad una famiglia è stato negato l'asilo politico nonostante le minacce che ha ricevuto in Nigeria per essersi rifiutato di fare un sacrificio umano.
Ti lascio il link se lo vuoi leggere:
http://nonfarelindiano.blogspot.com/

Tanti saluti, spero che quest'uomo e la sua famiglia abbi giustizia e trovi un po' di serenità in Italia.

Blessing Sunday Osuchukwu ha detto...

Grazie Stefania, sto bene e spero che anche tu stia bene.
Ho letto la storia citata e devo dire che è davvero disgustosa. Purtroppo è possibile che queste cose succedono ancora da qualche parte e spero anche io che riescano a trovare pace e serenità qui, sarebbe una prova di alta civiltà!