martedì 9 ottobre 2007

Una lettera aperta al Ministro dello spettacolo e al Sig. Giobbe Covatta

Basta con questa bassa cultura!

Io mi ritengo una persona modestamente spiritosa, buffa per qualcuno e addirittura comica per qualcun altro. Conseguentemente, accetto tranquillamente quasi tutto ciò che può passare sotto la forma comica per far ridere a qualcuno o per divertire la gente, finché rispetta la dignità umana. Uno come me, che proviene da un'area dove la libertà di parola è tutt'oggi metaforicamente utilizzata, non può che apprezzare una democrazia più applicata che regna in questo paese, ch'è l'Italia. La ricerca di libertà è una delle principali ragioni che spingono molte persone ad abbandonare le proprie patrie ed è uno dei motivi per il quale molti immigrati non si sentono più di tornare nella loro terra d'origine. Quindi, è un bene molto prezioso per tutti noi e guai a chi celo tocca!
Ma questa libertà di parola, in una società civile, può essere utilizzata maleducatamente e continuamente per insultare, molestare, degradare, deprezzare e segregare una parte di essa, per la sua natura? E' possibile che essere africano, o meglio nero, continui ad essere un oggetto di caricatura per qualsiasi idiota che vuole salire su un fottuto palcoscenico per far ridere a qualche imbecille? E può la televisione, privata o pubblica che sia, continui ad essere un mezzo per divulgare questa cultura odiosa di basso contenuto? Ultimamente, ho osservato da vicino altri paesi europei e mi risulta che Italia sia ancora l'unico paese occidentale dove chiunque, sotto il veste di comico e non, può andare stupidamente in qualsiasi programma tv e in qualsiasi orario, per divertire il suo pubblico con il termine “negro”. Infatti, basterebbe menzionare solo il termine “negro” per avere la risata lungamente attesa e un applauso euforico del pubblico, sufficiente per coronare il successo del nullafacente del turno, e giustificare il robusto ingaggio, magari dai fondi pubblici di cui i cosiddetti “negri” sono contribuenti. Per il pubblico italiano, almeno quello televisivo, teatrale e cinematografico, il termine “negro” rimane tutt'oggi un sinonimo di idiozia, di stupidità, di imbecillità, di sporcizia, di falsità, di una cosa praticamente orribile, tale da suscitare una risata spontaneo ogni volta che viene detto. Ed è così, purtroppo, che questo pubblico vede o immagina la persona o gruppo di persone a cui quel termine è gratuitamente rivolto senza che qualcuno dica niente. Io non la voglio prendere con quei film storici di settanta anni fa che continuano a passare sulle nostre canali tv, ma me la prendo con chi s'è divertito e crede di aver divertito anche il suo pubblico qualche giorno fa, il 05-10-2007, utilizzando quel termine dall'inizio alla fine del suo intervento nel programma televisivo “Zelig”, di cui sono un “tesserato”, in modo piuttosto sgradevole e disgustoso.
Qualche tempo fa, io e una mia amica italiana, abbiamo deciso di passare la serata al cinema e tra tanti film in quel multi-sale, abbiamo scelto un film italiano di cui protagonisti sono i giovani, eravamo felici di essere patriotici e di promuovere il lavoro e gli artisti italiani. Ebbene, la battuta più divertente in quel film sembrava quando la protagonista ha usato il termine “deprimente e deprezzante” per definire l'idea di una ragazza bianca italiana di mettersi con un nero. Tutti gli occhi erano rivolti a noi e vi assicuro che non erano per niente in segno di solidarietà, visto le risate che seguirono.
Beh, il protagonista di quel programma di “Zelig” era il Sig. Giobbe Covatta, il famoso amico dell'Africa, che dopo la sua esibizione è stato addirittura richiamato dal conduttore. Era pure diventato l'uomo simbolo dell'iniziativa Italia-Africa. Chi avrebbe mai detto che uno come lui potesse offendere la dignità degli africani? Sarà difficile crederlo, visto che passano spesso gli spot di lui con i più miserabili bambini nei villaggi più disgraziati del continente africano. Tocca dire però che ci sono molte persone che usano il nome d'Africa per il raggiungimento delle loro ambizioni personali. E dopo quel giorno, ho tanto dubbio circa i rapporti tra Sig. Giobbe Covatta e l'Africa che spesso dice di amare.
Sono sicuro che quei bambini accetterebbero di perire con dignità se potessero sapere che l'eventuale pagnotta che ricevono dal Sig. Giobbe Covatta è sputato sopra, frutto dell'abilità di quella persona di salire sul palcoscenico per dire al pubblico che la loro razza è peggio di quella animale.
Un bambino africano morente preferirebbe di non essere salvato se venisse a sapere che chi lo salva è uno che classifica quelli come lui degli esseri spregevoli, sdegni di una convivenza civile.
Noi non siamo la Croce Rossa che può ingiustamente subire per tutta l'eternità. Credo che sia giunto l'ora di mettere la parola fine a questa scemenza, se l'Italia vuole rimanere la grande nazione che tutti noi auguriamo. Tocca sapere che ci sono tantissime persone che vengono ferite quotidianamente da queste persone senza scrupoli e l'istituzione deve intervenire, ora. Agli africani e a tutte le persone di buona volontà, dico che nessuno farà questa battaglia se non noi stessi. Italia è più che matura per rispettare la sensibilità di tutti i suoi cittadini, comunque siano le razze, utilizzando dei termini socialmente e politicamente corretti.


Blessing Sunday Osuchukwu

domenica 7 ottobre 2007

The truth may help them....

We Africans, or more precisely Nigerians, have the cultural background where the strongness or strength of an individual is mostly measured by his capability to absorb all the eventual shocks, mishaps or natural disasters that may come across his way, without physical or mental consequences. You are simply laughed-at and mocked if the rate of your sensitivity is not as such to leave you psychologically unharmed when touched by one of those “downs” of life. Even in this third millennium, our unscrupulous society still considers it abnormal for one to get a simple counselling from a psychologist or psychiatrist in times of extreme difficulties. And who does, is automatically considered a “mad person” and consequently avoided, even by the closest friends and relations.
Our numerous churches and spiritual homes, over the years, have been playing this magnificent role of consoling these souls, ably giving them the necessary hopes to get along in life. They have tamed the shrew, revived the dying in spirit, converted the mind and the heart of the corrupt, disarmed the assassin and brought peace between persons and parties in dispute, consoled the widow, parented the lonely, etc. These marvellous achievements are never to be underrated. But there have also been exaggerations in some of them, in those that promises “MIRACLES” without thinking twice. Any modern Nigerian church without the word “miracle” in it's slogan simply does not want to exist or compete with the others. The misuse of this word in some of these churches has rendered some people slaves of their own problems, problems that might be alternatively solved.
I want to limit my reflection on the childless women who easily succumb to these long awaited “miracles” without doing enough to see if their problems could be scientifically treated. The head of any Nigerian woman desperately in search for a child is easily expropriated and used, she can even get to the level of trying her God. Some prematurely give the blame to someone in the family whom they believe hates them and has tied their womb with “juju”. In some cases, they only do the preliminary tests and give up, refusing to do the subsequent tests that could give remedy to their problems. In some other cases, the problem might be with their male partners who intotoly refuses to subject themselves to any kind of test, for personal pride. I have heard some men say to their partners: “If you are doubting my virility, then I will go to bed with another woman and let's bet if she doesn't give me a child within one year.” Very hard indeed for any woman to accept that!
Well, my point is that these “miracles” might be long awaiting in the studios and laboratories of some gynaecologist, urologist, sexologist o biologist, who by advising, rectifying or curing, with the right diagnosis, will be able to solve the problems. The process of bearing a child, especially for a woman, is time dependent and so need to be pursued within the possible biological cycle of that particular woman. Hence, time is not to be wasted, and who says God cannot also perform his miracles through medical doctors?
Our pastors and church leaders, in their noble duties, should try to help those affected with these problems in their churches, to realize that a black goat is better searched-for during the daytime! God once replied to a poor man who has been begging him for years to let him win the Italian lottery: “Ok, I am ready to let you win now, but my son you need to buy at least one ticket!”

May you all be blessed!

Blessing Sunday Osuchukwu
www.blessingchildren.org