sabato 29 novembre 2008

Natale in Igbo, Nigeria, Africa........... (1° parte)



In Igbo – Nigeria – Africa, il Natale, come d'altronde in quasi tutte le parti del mondo, è ormai diventato la festa più importante o più celebrata dell'anno, sia per i cristiani, sia per i non cristiani. In Africa, è sicuramente la festa meglio celebrata “in famiglia”, nel luogo di nascita, e meglio ancora s'è nei villaggi. In questo periodo, gli Igbo, che sono emigrati nelle altre città della Nigeria, del continente e del mondo, sono attesi dalle loro diverse famiglie, e ritornare a casa per festeggiare il Natale rimane uno dei regali più importanti che si possa fare ai propri genitori e agli altri parenti a casa. Chi non si fa vedere per tutto l'anno è automaticamente condonato da tutti se al Natale riuscisse a farsi vivo.
Il clima è quello del “harmattan”, una specie del nostro “inverno”: la temperatura oscilla tra 20°C e 33°C , l'aria è fresca e asciutta (si può mettere la felpa), e non piove quasi mai in quel periodo di stagione secca. L'albero di Natale è solitamente situato all'inizio della stradina che conduce ad ogni casa, formando una specie di arco: fatto da due rami dell'albero di palma, le foglie sono raccolte a forma di treccine e poi decorato con un fiore particolare della stagione.
L'atmosfera è molto vivace e gioiosa, si rincontrano delle persone che non si vedevano da tanto tempo, si va da casa a casa per salutare gli anziani e a portagli dei regali. Non esiste una propria tradizione dello scambio dei regali tra amici e parenti, ma i genitori hanno il compito di fare dei regali ai più piccoli della famiglia: consiste solitamente in nuovo abito, scarpe, orologio e capellino.
Poi, i figli che stanno meglio economicamente fanno i regali agli altri membri della famiglia.
Il giorno di Natale inizia con la solita lunghissima messa celebrata nella chiesa della comunità per i più credenti – molti vanno solo per farsi vedere con i nuovi vestiti che vanno messi per la prima volta in quel giorno - mentre gli altri restanno a casa per cominciare a preparare per il pranzo di Natale: c'è chi macella il pollame, chi la capretta e chi la muca, molti dei quali sono stati allevati in famiglia da tempo. Insomma, qui si fa come si dice da noi: “Tagliarsi la giacca secondo la propria misura”. Il piatto tipico per il pranzo è il riso: in bianco accompagnato con il sugo fritto, uno dei simboli è quando si sente il classico rumore delle cipolle che vengono immerse nell'olio bollente e vedere il fumo che esce dalla cucina di ogni casa. Si mangia e si beve tanto, cercando di onorare degli inviti dalle case intorno e come al solito è vietato dire “ho già mangiato”................. (continuare nella 2° parte)

Blessing Sunday Osuchukwu


Natale in Igbi,Nigeria, Africa 2° parte....




Ovviamente, anche il nostro Natale inizia dalla vigilia, ma in maniera un po' diversa: oltre alla “messa di mezzanotte”, l'associazione giovanile del villaggio solitamente va da casa a casa cantando il canto di Natale e in ritorno riceve diverse donazioni da ogni famiglia, soprattutto in denari, che saranno poi utilizzati per i progetti dell'intero villaggio. Il periodo natalizio è considerato il classico per cercare dei fondi sia da parte della chiesa di ogni comunità (un insieme di un certo numero di villaggi), sia dalle diverse organizzazioni che ci sono, ma sempre per le opere di utilità pubblica: scuola, strade, chiesa, acqua, ecc. Il “bazar” - una vendita di beneficenza – viene organizzata dalla comunità, di solito il 26 dicembre: consiste nel vendere all'asta, ai più benestanti, degli oggetti vari donati dalle persone di buona volontà. In quel giorno viene anche organizzato vari tipi di giochi ed altre attività di divertimento per i bambini.
E' indubbiamente anche il momento dell'anno più dedicato ai numerosi festival e alla socializzazione interpersonali, tra i villaggi e tra le comunità, attraverso balli tradizionali e incontri sportivi. Mentre le donne di ogni villaggio si presentano con nuovi canti e balli che vanno eseguiti in costumi tipici, uguali per tutti i membri, gli uomini invece si presentano con balli “mascherati” eseguiti in forma di carnevale. Le attività festive offerte variano da un villaggio all'altro ed offrono decisamente degli spettacoli memorabili, forse il periodo più consigliabile per una visita turistica.
Le attività sportive svolgono ruoli molto importanti per determinare i villaggi o le comunità più forti dal momento in cui non ci sono più le guerre armate tra di loro, per fortuna. Ed esse consistono nella “lotta greco-romano” e più modernamente nel gioco di calcio. Di solito, le persone benestanti donano dei trofei da contendere tra i vari villaggi e le varie comunità. Gli emigrati sono naturalmente considerati “benestanti” e quindi tanto è preteso da loro. E' il momento per le riconciliazioni tra le persone e tra le famiglie. Molte celebrazioni matrimoniali, sia tradizionali, sia di chiesa sono programmate in questo periodo e tradizionalmente non ci sono mai un numero limitato di persone invitate, perché più persone ci sono, più è considerato di successo.
Tradizionalmente, il nostro capodanno è ormai come all'occidente: si organizzano delle feste per ballare e divertirsi. A mezzanotte si buttano vecchie cose, si fanno i botti, si fanno delle risoluzioni che saranno poi difficilmente rispettate.......

Blessing Sunday Osuchukwu






sabato 22 novembre 2008

In Sud Africa, Il controverso rito del controllo dell’illibatezza: Esame di Verginità


<< In Sudafrica è tornato di moda
– complice la paura per l’Aids – un antico rituale, per lungo tempo vietato: il controllo della verginità delle ragazze zulu. A migliaia fanno la fila per dimostrare la propria integrità. Ma c’è chi si oppone a questa cerimonia.
Le ragazzine arrivano nella tarda mattinata su pulmini stipati all’inverosimile. Si sono svegliate prima dell’alba e hanno percorso molti chilometri, per essere presenti all’appuntamento.
Sfoggiano tutte un grembiule succinto fatto di perle e tessuti colorati. Sui loro seni pendono lunghe collane che vengono fatte ondeggiare con maliziosi passi di danza.
Diligentemente, le nuove arrivate prendono posto nella fila che già serpeggia sul prato. L’attesa sarà lunga. Migliaia di bambine e di ragazze, tra gli otto e i diciotto anni, provenienti dai villaggi più remoti del KwaZulu Natal, sono convenute su questa collina nei pressi della città di Durban, per partecipare alla hlola, la cerimonia del controllo della verginità.



LA VERGINITÀ CONVIENE

Perché allora si presentano a migliaia al rito del controllo della verginità, se non sono costrette a farlo?
In genere sono le famiglie a spingerle: «Partecipare al rituale della hlola - spiega una donna che ha portato a far esaminare la figlia dodicenne - significa non avere nulla di cui vergognarsi e provare di essere fedeli alla tradizione, ma soprattutto dimostrare pubblicamente il proprio valore». Alla fine della cerimonia infatti, le ragazze possono ritirare un certificato che attesta la propria “verginità”.
Questo certificato è prezioso per il matrimonio, poiché viene fatto valere al momento della contrattazione della dote. È ovvio che l’aspirante sposo sarà tenuto a presentarsi con un numero maggiore di vacche, se vorrà aggiudicarsi una moglie vergine. In Sudafrica, paese dilaniato dall’Aids, dove l’11% degli abitanti sono sieropositivi, la verginità è tornata ad essere un valore prezioso. Da certificare e monetizzare, con l’ausilio del rituale della hlola.

USANZE PERICOLOSE
Le parlamentari dell’ANC condannano anche la recente usanza di aprire le porte della cerimonia agli spettatori di sesso maschile che - si legge nel documento - rende il rituale ancor più “umiliante”, “degradante”, addirittura “traumatizzante”. >> ......

di Marco Trovato (Missionari d'Africa - Padri bianchi)

PS: alcune parti dell'articolo tagliate per accorciarlo

mercoledì 19 novembre 2008

Due suore italiane rapite in Kenya e portate in Somalia

"Due suore cattoliche italiane sono state rapite in una zona di confine nel nord est del Kenya: si tratta di suor Caterina Giraudo e Maria Teresa Oliviero del "Movimento Contemplativo Missionario Padre de Foucauld", di Cuneo. Uomini armati le avrebbero prelevate nella notte e portate in Somalia. Le due religiose si trovavano nella zona di Elwak, colpita da alcuni mesi da una grave siccità."


suor Caterina Giraudo e Maria Teresa Oliviero

Vorrei fare un appello, per conto di tantissimi africani, a coloro che hanno rapito queste suore di rilasciarle subito. Mi rivolgo a tutte le persone e alle autorità interessate, sia qui che in Africa, di aiutare a farsi che loro vengono rilasciate, sane e salve. I protagonisti di questa orribile vicenda devono sapere che stanno agendo contro tutte le culture e le tradizioni africane, e quindi, contro i nostri antenati e i nostri Dei. Devono ricordarsi che in Africa, un'ospite per bene deve essere trattato meglio di quanto trattiamo noi stessi – a lui va dato il bicchiere d'acqua se alla nostra possessione c'è solo un bicchiere d'acqua – questo ci hanno insegnato i nostri antenati. Devono riflettere sul perché loro si trovavano in Africa: per aiutare i nostri figli, fratelli, sorelle, genitori, ecc. E un africano che non sta usufruendo dei loro servizi direttamente, sicuramente lo sta facendo indirettamente, e sarebbe un crimine anche contro quei bambini africani che stavano aiutando se le dovesse succedere qualcosa. Che Dio vi benedica mentre riflettete.

Blessing Sunday Osuchukwu

sabato 15 novembre 2008

In Repubblica Democratica del Congo, i profughi stanno morendo e un bambino dice....


Sono Confuso

Mentre ringrazio Dio per la vita che mi ha dato, mi dicono che non vivrò a lungo o perché sono nato con un virus incurabile o perché ci sono guerrieri che vogliono la mia vita ad ogni costo.

Mentre ringrazio voi presidenti dei paesi occidentali, per la campagna anti-corruzione che fate nel mio paese, mi dicono che molti dei soldi rubati dai governatori del mio paese stanno ancora nelle banche dei vostri paesi, e noi moriamo di fame.

Mentre ringrazio voi per gli aiuti umanitari che vengono dai vostri paesi, mi dicono che le bombe e le armi che ci distruggono vengono anche dai vostri paesi.

Mentre non riesco a capire perché non abbiamo né latte né altri prodotti agricoli da consumare, mi dicono che esistono dei paesi che buttano questi prodotti in eccedenza per una cosa che si chiama ‘politica economica’.

Mentre gioisco per l’accordo di pace fatto nel mio paese tra i governatori e i ribelli, mi dicono che nei paesi intorno sono scoppiate altre guerre civili.

Mentre mi meraviglio del fatto che si sta cercando di conquistare un altro pianeta, mi dicono che la terra già conquistata sta perdendo una sua parte…….l’Africa.
Sono molto confuso!!!



Blessing Sunday Osuchukwu (Le lacrime degli angeli)

venerdì 14 novembre 2008

In Kenya e Tanzania, esiste un popolo chiamato Masai...

(L'adamu, una danza masai)

(Donna masai)

I Masai (o Maasai) sono un popolo nilotico che vive sugli altopiani intorno al confine fra Kenya e Tanzania. Considerati spesso nomadi o semi-nomadi, sono in realtà tradizionalmente allevatori transumanti, e oggi spesso addirittura stanziali (soprattutto in Kenya). La transizione a uno stile di vita stanziale si accompagna a quella dall'allevamento all'agricoltura come fonte primaria di sostentamento; questa trasformazione è evidente nei clan masai kenioti come Kaputiei, Matapato e Kikunyuki, e in Tanzania presso gli Arusha.

I masai parlano il "maa", da cui il nome dell’etnia che è da loro pronunciato "maasai". La lingua appartiene al gruppo delle lingue nilo-sahariane ed è dello stesso ramo delle lingue di popoli nilotici quali i pokot, i dinka ed i nuer. I masai sono il popolo nilotico che, in Africa, vive più a meridione. È difficile dire quanti siano i maasai, visto che non esistono censimenti accurati ne' in Tanzania ne' in Kenya. La tendenza dei censimenti nei due paesi è quella di esagerare il numero di persone appartenenti all’etnia. Da una parte, non tutti gli abitanti dei territori ancestrali dei maasai appartengono a questa etnia; dall’altra, non è semplice censire tutti i maasai vista la tradizione di abitare non in villaggi, ma in case mono o multi-famigliari isolate e distanti tra loro. Francis Mol, il più grande esperto di lingua e cultura maasai, pone la popolazione totale a non più di 600.000 unità, equamente distribuite tra i due paesi dell’Africa orientale che li ospitano.
I masai usano che la loro origine ebbe luogo quando il progenitore di tutti i masai Mamasinta – risalì il gran burrone. Il riferimento geografico calza bene con la serie di ripide scarpate che separano il deserto del Turkana nel nord del Kenya dagli altipiani centrali del paese. Da vari indizi linguistici, della tradizione orale, ma anche archeologici, si sa che i masai hanno iniziato la loro migrazione verso sud dalla valle del Nilo verso il XVI secolo.
I masai sono tradizionalmente pastori, e la loro cultura gravita attorno la cura del bestiame. Ci sono prove certe di un periodo agricolo prima dell’arrivo nelle aree che occupano odiernamente, e la tendenza verso l’agricoltura e la sedentarizzazione è sempre più spinta a causa dei pascoli sempre più limitati e dal bisogno di denaro contante che ha sostituito il sistema di baratto della società pre-coloniale. I masai hanno una struttura patriarcale, e gli anziani hanno potere decisivo quasi assoluto per quanto riguarda gli affari comunitari. Il consiglio degli anziani è anche chiamato a dare giudizi legali qualora due o più contendenti non siano d’accordo su come applicare le leggi orali.
I masai sono monoteisti e credono in Enkai, Dio che si rivela con colori diversi a seconda dell’umore. Dio è nero (narok) quando bonario, rosso (nanyokie) quando irritato. La vera natura di Dio è difficile da capire, ma si sa che Dio è soprattutto parnumin, il Dio di tanti colori, e cioè una realtà complessa. La maggioranza dei masai è oggi cristiana, o vicina al cristianesimo.
Mentre nel passato le abitazioni erano fatte per resistere poco tempo, negli ultimi due secoli i masai hanno danno vita ad una casa (enkang) abbastanza standardizzata. L’enkang tradizionale prevede un recinto spinoso all’esterno per proteggersi dagli animali selvatici, e un recinto spinoso all’intreno per mettere il bestiame alla sera.
(Wikipedia)

mercoledì 12 novembre 2008

Dalla Nigeria, una notizia orribile....

Nigeria, scoperta "fabbrica bambini"

Donne rinchiuse e costrette a partorire

Una vera e propria "fabbrica bambini" è stata scoperta in Nigeria. In un edificio di Enugu, nell'est del Paese, giovani donne erano state rinchiuse per dare alla luce i propri figli. Le ragazze venivano attirate nello stabile da un medico che prometteva loro un aborto. Invece le rinchiudeva e le violentava fino al giorno del parto. I bimbi poi venivano sottratti alle madri per 135 euro e messi in vendita a 2mila euro.
Gli agenti hanno liberato 20 donne. Per le organizzazioni locali che si battono contro il traffico di essere umani, la pratica non è rara in Nigeria, il Paese che conta il più alto numero di abitanti del continente africano, pari a 140 milioni. Secondo la polizia, il medico "invitava" anche nell'edificio giovani uomini "per ingravidare le ragazze". In alcuni casi, i bambini venivano dati alla luce per avere più manodopera o farli prostituire. Stando alla ricostruzione fornita dalle organizzazioni di quella che è stata definita la più vasta operazione di polizia contro una rete di trafficanti di bambini, il medico responsabile della clinica di Enugu attirava giovani donne che portavano avanti gravidanze non desiderate, proponendo loro di aiutarle ad abortire. Le adolescenti venivano invece rinchiuse fino al giorno del parto, quindi costrette a separarsi dal proprio bambino in cambio di circa 20.000 naira (135 euro). I bambini veniva poi venduti, generalmente a nigeriani, per una cifra che oscilla tra i 300.000 e i 450.000 naira (2.000-3.000 euro). "Appena entrata, mi hanno fatto un'iniezione e sono svenuta - ha raccontato alla France Presse una delle 20 donne liberate - quando ho ripreso conoscenza, mi sono resa conto che ero stata violentata". La ragazza, 18 anni, è stata quindi rinchiusa con altre 19 donne. Il medico l'ha violentata di nuovo il giorno dopo, una settimana prima dell'intervento della polizia. Non esistono dati precisi sulle "fabbriche dei bambini", come sono state ribattezzate dalla stampa nazionale, e sul numero di neonati destinati ogni anno alla vendita, ma secondo gli attivisti si tratta di un'attività molto diffusa, gestita da organizzazioni molto strutturate. "Pensiamo siano più grandi di quanto sappiamo", dice Ijeoma Okoronkwo, direttore regionale dell'Agenzia nazionale per il bando del traffico di esseri umani.Le strutture simili alla clinica di Enugu scoperte finora nel Paese sono almeno una decina. "Tutto questo esiste da tempo, ma noi ne siamo al corrente solo dal dicembre 2006, quando una ong ha lanciato l'allarme e ci ha segnalato che i bambini venivano venduti e che vi erano coinvolti gli ospedali", ha aggiunto. In alcuni casi, giovani donne molto povere ricorrono di propria volontà a questa pratica per avere denaro. Nella clinica di Enugu, "abbiamo trovato quattro donne che erano lì da tre anni, per fare figli", ha detto il responsabile locale per la sicurezza, Desmond Agu. Nella società nigeriana la sterilità di una donna sposata è un fardello. "Nella società Igbo (etnia del sud-est), il prezzo da pagare quando non si hanno bambini è alto", evidenzia Peter Egbigbo, psicologo clinico, ma la gente "è pronta a pagare non importa quale somma per un bambino", di cui poi nascondono a tutti l'origine. "Molta gente non sa neppure che quel che fa è contro la legge - sottolinea Okoronkwo, dell'agenzia nazionale - credono si tratti di un'adozione". Secondo l'Unicef, sono almeno dieci i bambini che vengono venduti ogni giorno in Nigeria.

(Tg com)

lunedì 10 novembre 2008

Amici, oggi è il mio compleanno, ma.......


Festa rinviata

Avevo pensato
a un grande evento
per festeggiare questa data
Avrei voluto stappare
almeno una bottiglia
Avrei voluto soffiare
per spegnere qualche candela
Ero così entusiasta,
un'altro anno sopravissuta
e un'altro appena davanti
Ma poi eccoli
disgraziati pensieri
che si ribellano,
rifiutano di obbedirmi,
vanno e vengono dispettosamente,
Da Congo a Iraq,
da Haiti a Somalia,
esseri umani massacrati,
l'infanzia strappata,
angoscia e malinconia
No, non riesco a gioire,
e come se non bastasse
la “mamma Africa”
decise di non brindare con me...
Perdonatemi


Blessing Sunday Osuchukwu

Africa in lutto: è venuto a mancare Miriam Makeba, una figura femminile che con la sua voce melodica contrastò l'Apartheid in Sud Africa....



(ANSA) - CASTEL VOLTURNO (CASERTA), 10 NOV - Miriam Makeba e' morta dopo un malore al termine della sua esibizione al concerto a sostegno di Roberto Saviano. Miriam Makeba era nata a Johannesburg il 4 marzo 1932. L'artista ha accusato un malore subito dopo aver concluso il suo concerto. Sul palco di Baia Verde ha cantato scalza per circa mezz'ora, con una notevole intensita' e partecipazione. La salma di Miriam Makeba e' stata composta nella sala mortuaria della clinica Pineta Grande.





sabato 8 novembre 2008

Le Biblioteche viventi in Africa


In molte parti rurali del continente africano, non esistono ancora dei libri o documenti validi (nero su bianco) che raccolgono e custodiscono le storie ed altre informazioni importanti che riguardano questi posti. E quindi non esistono, ad esempio, dei libri o delle biblioteche che possano servire a chiunque voglia informarsi sull'origine, cultura e tradizione di un particolare posto del suo interesse. Certamente, ogni genitore cerca, a modo suo, di trasmettere ai propri figli questi valori indispensabili per l'identità di un individuo, dandoli anche delle informazioni e racconti che, a loro volta, dovranno inoltrare alle generazioni successive – una tradizione che comunque esiste in ogni popolo. Ma in Africa, in queste località rurali, esistono anche la così detta “comitiva degli anziani” che di solito fanno parte del consiglio del re, lì dove c'è un re – diciamo che siano una specie di parlamento di ogni comunità: hanno diversi compiti, tra le quali, quello di cercare di risolvere eventuali problemi o conflitti tra le parti (spesso litigi legati al terreno, altre proprietà e crimini contro gli altri e contro la “terra”. Loro sono molto rispettati in quanto rappresentano i “dei visibili”: ad una certa età un anziano rispettabile in Africa è considerato sacro e le parole che escono dalla sua bocca sono anche esse considerate tali e, in tale fase, si crede che ogni sua benedizione o maledizione andrà a verificarsi nei confronti del ben o mal capitato.
E tra queste persone, esistono poi alcune che sono considerate le più complete, in grado di raccontare non solo la storia di ogni singola famiglia del proprio villaggio o comunità, ma anche quelle delle altre. Sanno indicare i confini tra un terreno all'altro; sono in grado di raccontare la storia di ogni albero nel villaggio; eventuali segreti che non vanno rivelati agli altri villaggi; ecc. Praticamente esse sono quello che si può chiamare le letterature umane di questi posti che, sommati insieme, formano poi quello che si conosce come una nazione. Oggi, alcuni di questi posti si sono mobilizzati per cercare di trascrivere questi racconti sulla carta, avendo perso molte di queste biblioteche viventi che ormai non torneranno mai più con la loro sapienza e i loro segreti....

Blessing Sunday Osuchukwu

mercoledì 5 novembre 2008

Qualche tempo fa qualcuno aveva un certo sogno....


"Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
Io ho davanti a me un sogno, che i nostri figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per l'essere di cui appartengono, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!."

Martin Luther King

Nel congratularmi con Barrack Obama e tutti coloro che hanno collaborato per il suo successo, spero che la sua elezione sia un'opportunità per cercare di guarire il mondo; che sia la fonte di un domani di fratellanza, pace e senza guerre; di un benessere globale; di ugualianza e giustizia. Io sono particolarmente felice quando penso che in USA i neri sono solo circa 20% della popolazione e quindi lui ha vinto grazie anche al sostegno delle altre comunità.
E spero sopratutto che i politici di questo paese sappiano che il mondo è cambiato: è stanco di divisione, di intolleranza, di segregazione, di razzismo e sopratutto cerca di migliorarsi guardando e andando avanti, e non indietro.

Blessing Sunday Osuchukwu

lunedì 3 novembre 2008

Il rito de “il mangiare” in Igbo – in Africa.


Cassava (manioca) dal quale si ottiene "Garri"


Il mangiare nella cultura Igbo, e in questo caso potrei anche osare a dire nella cultura africana, è molto importante e significativo, è il momento in cui tutta la famiglia si unisce, o meglio, dovrebbe unirsi. In effetti, non c'è un'esagerata attesa per chi si ritarda, dopotutto, ci deve essere sempre una certa quantità nella pentola appositamente aggiunta, sia per un'eventuale membro della famiglia che non c'è al momento del pasto sia per un estraneo che potrebbe arrivare in qualsiasi momento senza un invito. Quando si tratta del mangiare, la porta è sempre aperta a tutti, o quasi sempre, considerando l'austerità degli ultimi tempi. Comunque, rimane il simbolo di dare il benvenuto ad un'ospite: infatti, dopo il cordiale saluto “sei il benvenuto a casa mia” e il successivo invito ad accomodarsi in una sedia, non è affatto strano sentirsi chiedere se volesse mangiare o bere qualcosa, prima di chiedere il perché della visita – s'è necessario. Se si tratta di persone anziane, tale rito comincerebbe con la “noce di cola”, che tutt'oggi rimane in Igbo il segno di dare e di accettare il benvenuto. Chi non offre niente senza dare una giustificazione adeguata dà il segno di non gradire tale visita, e dall'altra parte chi lo rifiuta nello stesso modo dà il segno di aver fatto una visita non pacifica. Una donna si sente onorata, nel villaggio, quando una persona o un gruppo di ragazzi le chiedono se ha preparato qualcosa da mangiare. Quando arriva l'ora di mangiare, non è gradevole chiedere chi si trova a casa tua se vuole mangiare o no, la sua presenza automaticamente vuol dire aggiungere un altro posto a tavola, una domanda del genere spesso ottiene un “no” come risposta, un “no” spesso forzato. Nei villaggi africani è normale vedere il capo famiglia mangiare separatamente (o con l'ultimo figlio) mentre il resto della famiglia mangia insieme, diciamo che sia una specie di rivendicazione del ruolo o della posizione da parte sua, nonché il rispetto dovuto come “la fonte” di quel cibo. Infatti, tradizionalmente, in molti casi, la moglie chiede al marito cosa vuole mangiare per ogni dato pasto e la sua scelta diventa il menu di tutta la famiglia.
In Africa, si mangiano delle cose fresche, dovuto al fatto che ogni famiglia ha un orto vicino casa da dove provengono le verdure e le frutte, ma è dovuto anche al fatto che in molte parti non ci sia l'elettricità e lì dove c'è, spesso manca la luce. E quindi non c'è mezzo per conservare le cose fresche se non quello di seccarle.
Tra i variatissimi cibi che si trovano in Africa, in Igbo e in Nigeria, il cibo considerato classico per cerimonie e feste ufficiali ( matrimonio, compleanno, ecc.) è il riso: ci sono diversi modi per prepararlo (vedere la Cucina Nigeriana e Africana nell'archivio), ma i tre modi principali sono “il Jellouf, riso fritto e riso in bianco con il sugo a parte. Poi, c'è il piatto considerato tradizionale, cioè “fufu”, che consiste nel preparare una specie di polenta con la farina di manioca ("Garri") o “igname” (in Italia con farina di semola o puree di patata) da una parte e la zuppa per mangiarlo. Tradizionalmente, questo cibo necessita di mangiarlo a mani nude, anche se nella mensa di scuola media-superiore ci si obbliga di usare le posate. Un professore italiano che aveva insegnato in una delle università in Igbo mi disse: “Oh, quando ho visto gli altri professori e tutti gli studenti mangiarlo con le mani nude, anche io mi sono lavato le mani e devo dire che è stata un'esperienza squisita.”
Molti dei piatti sono unici, eccetto in casi rari. Ed in alcuni casi, i membri di una famiglia o un gruppo di amici possono mangiare dallo stesso piatto, e in quei casi il “secondo” che si troverebbe nel piatto si dividerebbe a occhio. In cerimonie grandi, il secondo (pesce o carne, o entrambi) viene separato e messo da parte, e poi diviso dopo il pasto. In Igbo, il secondo più prezioso che si potrà mai utilizzare per il “fufu” è lo stoccafisso: durante la guerra civile (tra Biafra – gli Igbo e Nigeria) durata tre anni, gli aiuti che si potevano mandare al popolo Igbo furono, appunto, le cose stagionate o a lunga conservazione, e lo stoccafisso secco che veniva dai paesi scandinavi rimane tutt'oggi il pesce e il secondo più prezioso che si possa offrire ad un Igbo..., o almeno per la gran maggioranza.


Da continuare.........(scusatemi per aver allungato un pò)

Blessing Sunday Osuchukwu

sabato 1 novembre 2008

A tutti coloro che hanno perso qualcuno a loro molto caro...




Ciao Babbo

Fu una tragedia enorme
Un’eclisse totale a mezzogiorno
Un intero popolo perse il suo simbolo
Il leone decise di andare a dormire
Il cielo richiamò il suo missionario prediletto
Africa vide bruciare dieci delle sue biblioteche
Le teste delle mie madri erano state rasate a zero
L’intera comunità è ancora in lutto
A cinquemila chilometri da casa,
ero distrutto nel mio dolore
E poi s'era festeggiata una vita ben vissuta
Tredici anni passati mi sembrano tredici giorni
La mia anima continua a vagabondare
senza la sua guida naturale
In attesa di rincontrarci per non separarci più...
Babbo, mi manchi assai.


Blessing Sunday Osuchukwu